Julio Sergio: “Spalletti, Ranieri, Lula e i politici italiani: sapete che c’è?”

di Redazione Commenta


Interessante intervista di Julio Sergio ai giornalisti de La Gazzetta dello Sport.
Per quello che una volta era considerato il miglior terzo portiere del mondo (appellativo coniato da Luciano Spalletti) oggi pare aver conquistato la fiducia di Claudio Ranieri, pronto a trovargli spazio ai danni di Alexander Doni.
Ovvio che per il portierone brasiliano (alto appena 180 cm) la scelta di Spalletti di non concedergli mai un’opportunità è avvolta in un mistero che gli piacerebbe eliminare. Ma tra le dichiarazioni rilasciate, ve ne è più di una interessante.
Ecco l’articolo:


C’era una volta il miglior terzo portiere del mondo: nemmeno una partita in tre anni.
Julio Sergio, si ricorda quella definizione di Spalletti?
“Pensai che se dovevo fare il terzo, tanto valeva essere il migliore”.
Nemmeno una comparsata in Coppa Italia, possibile?
“Mi sono chiesto tante volte perché solo a me Spalletti non desse una possibilità. Ma a lui, con cui avevo un ottimo rapporto, non ho mai chiesto nulla. È stata dura, io non mi sentivo l’ultimo arrivato, in Brasile avevo vinto due scudetti, una Libertadores. Ho pensato tante volte di andare via, la mia famiglia mi ha aiutato”.
Fino al 30 agosto di quest’anno, Roma-Juventus…
“Già. Spalletti mi diede una pacca sul cuore e mi chiese: ‘Sei pronto?’. Da tre anni… Anche se per un attimo pensai: ‘E ora che faccio?'”.
Dalla tribuna, qual era il segreto della Roma di Spalletti?

“Eravamo tutti nel posto giusto al momento giusto. Allenatori e giocatori sono cresciuti insieme in questi anni”.
Sul campo, che impressione le fa la Roma di Ranieri?
“Ora c’è un allenatore già affermato che sta prendendo per mano una squadra che ha voglia di tornare a divertirsi. Lui ha fatto il 50%, l’altro 50% tocca a noi. Ce la faremo”.
Cosa cambia quando si passa dalla tribuna al campo?
“Prima la gente diceva: ‘Julio Sergio chi?’. Ora c’è una piccolissima storia dietro di me, fatta di dieci partite. Ma la storia continua, io voglio di più”.
Il suo contratto è in scadenza, dove vuole andare a parare?
“Qui, ma non è questo il momento di parlarne. Io devo solo pensare a giocare, mi sento in grado di fare il titolare, devo continuare a dimostrarlo”.
La sua statura (180 cm) è mai stata un problema?
“No, chi è più alto è più lento. E poi Julio Cesar non è tanto più alto di me (186)”.
Caso Doni-Juan. È vero che negli anni del Mondiale i brasiliani meglio perderli che trovarli?
“Falso. Siamo dei professionisti. E per andare al Mondiale bisogna impegnarsi nel club”.
Il Brasile organizzerà il Mondiale 2014 e l’Olimpiade 2016.
“Un’occasione storica per crescere: siamo sulla buona strada, ma c’è ancora troppa violenza e povertà”.
Lula le piace?
“Sì, meno quando parla di calcio. Ma in Italia è peggio: i politici dovrebbero parlare di cose più serie”.


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