Se ne parla poco. Sembra finito nel dimenticatoio e nell’indifferenza generale. Ma Jeremy Menez è ancora un giocatore della Roma, anche se le ultime voci lo danno sempre più lontano dalla Capitale.
Nella prima parte della stagione appena conclusa sembrava che il francese fosse definitivamente sbocciato sotto la guida di Ranieri, che l’aveva responsabilizzato fino a fargli ottenere titoli eclatanti sui maggiori quotidiani sportivi italiani e transalpini, che aprivano le prime pagine con “La Francia ai piedi di Menez” o “Chapeau Menez”.
Il numero 94 giallorosso aveva perso quell’aria svogliata e cupa che aveva caratterizzato le sue prime due stagioni romaniste. Si diceva che “spaccava le partite”, ma quel gergo calcistico pian piano se ne andato insieme al mister di San Saba e non è più tornato sotto la gestione Montella, il cui 4-2-3-1 ha “sacrificato” monsieur Menez e Marco Borriello.
Poco le partite disputate dall’insediamento in panchina del nuovo tecnico del Catania. Poche partite che hanno fatto tornare indietro le lancette dell’orologio di Menez, che aveva riacquistato quella faccia triste di chi non sa cosa farsene di un pallone fra i piedi. In quel momento è nata l’idea di lasciare Roma e la Roma. Idea che è rimasta tutt’ora nella sua testa. Ma siamo sicuri che sia giusto privarsi di un giocatore che ha mostrato grandi capacità tecniche? La risposta la da e la darà sempre il campo.
Sicuramente le caratteristiche dell’ex Monaco si sposano bene con il progetto tattico di Luis Enrique, che al suo arrivo nella sponda giallorossa del Tevere ha detto di non essere legato a nessun modulo. Vero, ma è altrettanto vero che il suo preferito rimane il 4-3-3 di scuola blaugrana che gli è valso l’ingaggio della nuova Roma. Un modulo spregiudicato che permetterebbe a Menez di occuparsi quasi esclusivamente della zona offensiva, senza ripiegamenti a centrocampo che molte volte gli sono costate inutili ammonizioni.