Calciopoli – Nuove intercettazioni: parlano Blanc e De Laurentiis

di A.B. 2

Ancora freschissime le vicende relative alle nuove intercettazioni telefoniche sollecitate dai legali di Luciano Moggi. Inter, Milan, Roma, Massimo Moratti, Giacinto Facchetti, Luciano Pradè. Passando attraverso Rino Foschi e Luciano Spalletti. Insomma, un coinvolgimento capillare che ha quale primo effetto mediatico quello di comparare il sistema Moggi a quello di ciascuna delle big di A. Quanto vi sia di oggettivamente rilevante nelle nuove telefonate è ancora tutto da dimostrare ma a commentare gli sviluppi di quanto emerso negli ultimi due giorni ci stanno pensando un po’ tutti. Oggi è la volta di Aurelio De Laurentiis e Jean Claude Blanc. Se il bianconero lo ha fatto in maniera abbottonata, il patron del Napoli è stato assi più duro nei modi e nei significati.


DE LAURENTIIS.Ne sono fuori, ne sono indenne, sono la persona meno adatta per parlare di Calciopoli. Mi sono domandato se vale la pena ancora restare in quest’ambiente“.
BLANC. Siamo già stati chiari nel comunicato della settimana scorsa, ora monitoriamo. L’importante è mantenere i toni giusti. Ci sarà tempo per prendere le decisioni e chi deve decidere in questo caso è la giustizia. Il senso di responsabilità è importante e lo è non fare dichiarazioni eclatanti“.

Commenti (2)

  1. riportato:

    La Federazione Italiana Giuoco Calcio, nota anche con l’acronimo FIGC e come Federcalcio, non ha le intercettazioni di Calciopoli, né quelle di nuova generazione, né quelle vecchie. I CD che contenevano le 171mila telefonate non sono mai stati acquisiti.
    Mentre il processo penale di Napoli prosegue con le nuove intercettazioni fatte acquisire dalla difesa di Luciano Moggi, la Federazione scopre di non avere nemmeno quelle vecchie. Quelle, per chiarirci, utilizzate per condannare la Juventus nel primo filone di Calciopoli.

    Pausa. Non siete su scherzi a parte. Ripeto: La Federazione Italiana Giuoco Calcio, nota anche con l’acronimo FIGC e come Federcalcio, non ha le intercettazioni di Calciopoli, né quelle di nuova generazione, né quelle vecchie. I CD che contenevano le 171mila telefonate non sono mai stati acquisiti.
    La rivelazione è sconcertante e, con ogni probabilità, ha sconcertato soprattutto Palazzi, che giovedì ha cercato, invano, i cd. Alla fine di una giornata convulsa, è toccato al direttore generale della Figc Antonello Valentini fare chiarezza sulla questione: “Abbiamo accertato con il Procuratore federale che non abbiamo mai avuto quei dischetti”.
    In soldoni: la Federazione che ha retrocesso la Juventus non ha le intercettazioni. Non le ha mai avute.

    La Juventus, come scritto a chiare lettere nelle sentenze del processo sportivo di Calciopoli, è stata retrocessa per non aver comprato o aggiustato o taroccato nessuna partita, nemmeno una (pagina 76). La Caf guidata da Cesare Ruperto ha spiegato che nel calcio italiano non c’era nessuna cupola (pag. 74), che il sistema Moggi era un’invenzione della Gazzetta dello Sport (pag. 74), che i sorteggi non erano truccati (pag. 83), che la balla delle ammonizioni mirate per favorire preventivamente la Juventus era, appunto, una balla grande così (pag.103).

    La Juventus è stata retrocessa perché: nell’opinione di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio era evidente il condizionamento del settore arbitrale da parte della dirigenza della Juventus (pag.79 sentenza di Primo Grado, Pres. Ruperto).

  2. Riportato.
    “Penta: “In arrivo telefonate scottanti della Roma. Il meccanismo perverso delle informative? C’è dietro un dirigente che ora lavora in Inghilterra…”

    Confermo che sulla Roma ci sono diverse telefonate, alcune delle quali imbarazzanti. La Lazio non ha le telefonate della Roma, quelle giallorosse sono più gravi, ma io non sono un inquirente e non sta a me farle emergere”. Nicola Penta, il consulente diLuciano Moggi che in questi anni si è occupato di sbobinare le telefonate ‘sfuggite’ nel 2006 al ten. col. Auricchio, è intervenuto sulle frequenze di ‘Radiosei’, anticipando che nei prossimi giorni verranno fuori altre telefonate a dir poco scottanti. “Quando si chiudono le indagini non c’è subito il rinvio a giudizio, passano dei mesi, questo avviene nell’ottobre 2008 per l’indagine di Napoli che vede Moggi imputato di associazione a delinquere. La difesa dell’ex dirigente juventino ha avuto il famoso materiale con le 180.000 intercettazioni solo nel gennaio 2009: perché avremmo dovuto tirare fuori certe telefonate in pochi mesi quando gli investigatori ne hanno utilizzate 1000 in quattro anni. Chi ha scritto questa informativa era in preda a una crisi, non dico di più, ricordo solo che il gruppo di lavoro era quello di via In Selci. Ma qui chi ha innescato tutto questo meccanismo, e tra un po’ verrà fuori, è un ex dirigente di una squadra di calcio, al momento in Inghilterra… e non intendo dire altro. Tra una settimana verrà fuori, non tra un anno… – prosegue Penta – Ho fatto pervenire all’avvocato Gentile una conversazione tra Bergamo e Pairetto che scagiona l’arbitro Rocchi, indicato dall’accusa come complice della combine per Chievo-Lazio del 20 febbraio 2005. Credo che per questo motivo ci sarà una denuncia avverso chi ha fatto questo lavoro di indagine. Confermo che sulla Roma ci sono molte chiamate, alcune delle quali imbarazzanti. Queste conversazioni sono dello stesso tenore della Lazio? La Lazio non ha le telefonate della Roma, quelle giallorosse sono più gravi, ma io non sono un inquirente, non sta a me farle emergere. Io non so come abbiano fatto a mettere dentro la Lazio, l’avvocato Gentile la difenderà a dovere. La Lazio l’hanno dovuta mettere dentro perché Moggi da solo non poteva fare l’associazione a delinquere. Secondo l’accusa Lazio, Reggina e Fiorentina erano consulenti e collaboratori esterni, il Milan lo contrastava, ma Meani ha fatto 11.000 telefonate in 4 mesi, al 90% prima delle partite con arbitri e assistenti. All’epoca si poteva parlare con i designatori, che vengono dotati di due schede sim per comunicare con i dirigenti delle società, c’era una circolare destinata alla società che lo specificava, quindi parlare con i designatori non era reato”.

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