Sabatini: “Rivoluzione Roma”

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La conferenza stampa di presentazione di Walter Sabatini di ieri, ripresa dalla Gazzetta dello Sport:

Stupore, sorpresa, meraviglia. Mai la presentazione di un direttore sportivo aveva rotto così tanto col passato, trasportando tutto l’ambiente in un territorio sconosciuto. «Ora, vedendovi, capisco in quale dimensione sono capitato» .
Come un romanzo Un’altra, per tutti. Per Walter Sabatini, «io oggi comincio una terza vita» . Per noi, finiti in un romanzo che l’incipit promette molto accattivante, pieno di riferimenti storici, rimandi cinematografici, visioni, pillole di filosofia, e tanta umanità. La storia irrompe quando annuncia quel che intende fare con questa Roma: «Una rivoluzione culturale, anche se non ho il libretto di Mao. Se vinceremo subito? No, cominceremo a lavorare per farlo. Anzi, abbiamo già cominciato. È la citta che merita di pensare in grande, per la spinta della gente che ha alle spalle» . La filosofia, dei classici da Pitagora a Platone, riecheggia quando di sé dice: «Non credo alla metempsicosi, e non vi dirò che la Roma era il mio sogno nel cassetto, o che avevo il poster di Losi in camera, ma per me è un’occasione straordinaria» . Il cinema è in un avvertimento, ai calciatori: quel «dovranno scegliere di essere peones o protagonisti» non somiglia al celebre «siamo uomini o caporali» di Totò? E ancora, la visione più bella, da cartolina: «Totti è il progetto, una specie di divinità, un campione intramontabile. È la luce del sole che dilaga sui tetti di Roma» , che, appunto, vorresti non tramontasse mai.
Reciprocità Tanta roba, direbbe Franco Baldini. Al tramonto, arriva pure il d. g. in pectore a Trigoria. Si ritrovano a tavola, lui, Sabatini e Luis Enrique: è la prima occasione per fare un punto tecnico, ma è anche il bello dello stare insieme. Uniti, nella discontinuità. Dice Sabatini di Luis Enrique: «Abbiamo sondato tanti tecnici, ma nessuno ha mostrato il suo entusiasmo. È una prima scelta, come Villas Boas. Una novità coraggiosa, provocatoria: è un uomo abituato a sfidare se stesso. Il suo calcio non si piega mai alle avversarie, è un po’ arrogante, come un parcheggio a Roma. Ha un contratto di due anni: il tempo giusto per capire se sarà il nostro conducator» . Dice Luis Enrique a Roma Channel, al termine del suo primo sopralluogo romano in cui ha conosciuto anche Totti. «La Roma, scegliendomi, ha dato un segnale diverso. Io e miei collaboratori siamo qui per emozionare e rendere felici le persone. Non vedo il calcio in altra maniera se non quella di essere ambiziosi in ogni partita, spero sarà un motivo di orgoglio. Cercheremo di raggiungeremo grandi traguardi» .
Il mercato Quando? E con quali soldi? Sabatini fa una premessa: «Il budget non ve lo dico, ma sappiate che DiBenedetto mi ha dato ampia libertà di movimento, mi ha detto semplicemente: “Fai calcio”» . Non proprio la carta bianca di Totò, «perché comunque c’è il fairplay finanziario» , ma «5-6 acquisti, ottimi calciatori da integrare ai campioni che abbiamo. E qualche cessione» . Tra gli arrivi, «Lamela? Una trattativa nevrotica, farò di tutto per prenderlo. Pastore? Non lo mollo, aspetto che cali il prezzo» . E se invece arrivasse Ricky Alvarez dal Velez? L’argentino, addirittura, sarebbe già stato preso per 8 milioni. Tra le possibili partenze, «Vucinic e Menez? Grandi calciatori, due esteti, hanno buone probabilità di restare, a patto che accettino il loro ruolo e le scelte dell’allenatore, in modo convinto. Ci parlerò (domani con Alessandro Lucci, ndr). Borriello? È un problema, un giocatore fenomenale, ma dovrò vedere quanto vorrà restare alla Roma e quali condizioni accetterà» , cioè se sarà ancora disposto a vivere all’ombra di Totti. De Rossi merita un capitolo a parte. «Dovrà essere il nostro perno, con lui la Roma sarà più forte. Nessuno stress contrattuale: noi faremo la nostra proposta per il rinnovo, se non la accetterà continuerà a giocare un altro anno con noi. È un ragazzo serio» . Infine, la richiesta di un abbraccio. «Alla gente non chiedo pazienza, ma complicità» .

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