Antonio Tempestilli ad AsRomaLive.com: “Da Viola a Sensi, vi racconto la mia Roma…”

 Vorrei ricordare Tonino Tempestilli“. Parole recenti, firmate Rosella Sensi. Parole che cadono nel contesto dei “valori aggiunti” di questa Roma. La Roma dei romani: in campo, alla guida tecnica, negli uffici. Per chi da anni lavora a fari spenti, vedere il proprio posto riservato sul carro dei vincitori, non può che rappresentare un motivo di orgoglio. C’è modo e modo, però, di raccogliere un elogio. Tempestilli, su quel carro, sale con eleganza e semplicità: “Fa piacere che la presidente mi abbia accomunato a quelle persone che hanno un legame particolare con i colori giallorossi. Dopo tanti anni, l’amore che i tifosi nutrono per questa squadra ti circola nel sangue. Sul lavoro, tutto ciò si riversa in termini di passione. Non può essere diversamente“.
Un quarto di secolo a Trigoria: prima da giocatore, poi da dirigente. Qual è il segreto di una così lunga militanza?
Non ci sono segreti. Ci sono principi. Gli stessi che mi accompagnano fuori dal lavoro: il rispetto per me stesso e per quello che faccio. Onestà ed umiltà sono ingredienti fondamentali: ancora oggi cerco di rubare con gli occhi le virtù delle persone che mi circondano“.

Ranieri come Mourinho

 Da La Gazzetta dello Sport:

Claudio Ranieri si fa sfiorare le labbra con un bacio dalle Iene, nella libreria Koob dove il giornalista Tonino Cagnucci presenta il libro dedicato a Daniele De Rossi – Il mare di Roma, edizioni Limina -, e in questa trasgressione l’allenatore della Roma sembra lontano anni luce dallo stile macho di Josè Mourinho, ma in molte cose, tra i due, si può parlare ormai di affinità.
anieri sta infatti gestendo la Roma in pieno stile Mourinho: sceglie, motiva, governa, programma, orienta il mercato. In panchina sta sempre in piedi, come il portoghese. Ha un rapporto solido con i giocatori: trattando tutti allo stesso modo, si è guadagnato stima e consensi generali.

Ranieri a Menez: “Jeremy stamo a aspettà te”

 Da Il Romanista:

Venti risultati utili consecutivi, il secondo posto solitario in campionato e ora l’opportunità di provare a proseguire il cammino in Europa League. Mister Ranieri è carico come mai e, grazie all’abile lavoro sull’aspetto psicologico iniziato sin dal suo primo giorno in giallorosso, è riuscito a trasmettere al gruppo la sua voglia di vincere. Durante ogni allenamento, Claudio Martello incita i suoi ragazzi a suon di urla, tenendone sempre alta la concentrazione.
Nel corso della seduta di ieri mattina, l’ultima prima della partenza per Atene (in programma questa mattina poco prima delle 10), il cinquantottenne tecnico di San Saba è stato protagonista di un vero e proprio show. Una serie di frasi, perfettamente udibili al di fuori delle mura del “Fulvio Bernardini” che resteranno scolpite nella mente della squadra. Il gruppo sembra allentare un attimo la tensione e l’allenatore non perde tempo a dire la sua.

Julio Sergio: “J. Cesar il migliore, io paro con la testa”

 Da Il Messaggero:

«Mi chiamo Julio Sergio, Julio Sergio Bertagnoli. Sono brasiliano, ma ho anche la cittadinanza italiana. E, ne sono certo, se non fossi stato comunitario, non sarei mai venuto a giocare in Italia. Difficilmente un club spreca un posto da extracomunitario per un portiere, giusto? Invece grazie al mio passaporto italiano, quattro anni fa sono arrivato a Roma; anzi, alla Roma. E adesso, finalmente, sono un uomo felice». «Fino a pochi mesi ero soltanto un professionista esemplare, si dice così?, ma non mi divertivo. Non giocavo, quindi non mi divertivo.
Ora gioco e mi diverto. Un po’ come mi divertivo da ragazzino quando ho cominciato a giocare a pallone. Avevo sei, sette anni e, come tutti i bambini di quell’età, non stavo mai fermo e avevo sempre un pallone tra i piedi. Un giorno, però, capitai in un circolo sportivo vicino a dove lavorava mio padre, a Ribeirao Preto, la mia città, e per la prima volta vidi come si allenava un portiere. Tuffi, parate, un volo di qui, un altro di là. Avete presente quando un bambino resta con la bocca aperta per l’emozione? Ecco, quel bambino ero io. Da quel momento cominciai a fare il portiere, sotto la guida del professor Manga, il mio primo istruttore.

La Roma ha ritrovato Julio Baptista

 Da La Gazzetta dello Sport:

Voglia di calore, potenza degli abbracci. In amore come nello sport, non c’è modo migliore di esprimere emozioni – anche le più nascoste o quelle che non trovano le parole adatte – e di comunicare affetto ad una persona. Osserviamo ancora l’abbraccio tra Julio Baptista e Matteo Brighi, sabato sera, dopo il 2-0 al Palermo.
Il brasiliano ha appena segnato, il suo primo gol in campionato oltretutto, e sceglie di festeggiarlo con un abbraccio al compagno che gli ha servito il pallone a due passi dalla porta, dandogli la possibilità di entrare nella storia della partita e, forse, di riscrivere quella della sua stagione.

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