Chissà se Julio Sergio dimenticherà mai il 18 aprile 2010. Potesse succedere, certo, una città intera – a questo punto, la sua Roma – sarebbe pronta a ricordare frammento per frammento di quello che è accaduto nel corso di Lazio-Roma. Il colpo in canna di un portiere non può essere il gol. Lo esclude a priori il ruolo, sebbene vi sia più di un caso – nella storia del pallone – che vada a far mostra del contrario. La zampata di un estremo difensore non può essere la rete fatta, previa snaturalizzazione di un ruolo che ha specifiche definite. Un portiere qualunque sta lì per parare. Un estremo difensore speciale ha requisiti che vanno oltre il semplice adempimento del compitino: gli tocca dare man forte alla retroguardia, garantire sicurezza alla difesa, svolgere l’ordinario e saper far fronte allo straordinario. A riuscirci sono in pochi, più che comprensibile. Ma tra quella manciata di numeri 1 che si contano sulle dita di una mano (a pescare in tutta Europa) per la capacità di essere decisivi tanto quanto un attaccante, Julio Sergio è l’indice, il medio, l’anulare. Scegliete il dito, ma il brasiliano – in quella mano – ci sta eccome. Glielo provasse a dire oggi – Luciano Spalletti – che il brasiliano è il miglior terzo portiere al mondo. Dopo una stagione da protagonista e dopo il derby di un giorno fa. Mirko Vucinic, ovviamente. Ma non solo.
Josè Mourinho, in silenzio stampa rispetto al campionato italiano, ha abituato appassionati e tifosi ad ascoltarne le dichiarazioni ufficiali sono alla vigilia delle gare di Champions League. Se a intervenire in merito alle vicissitudini che interessano la massima serie c’è Marco Branca, il portoghese vive differentemente il rapporto coi media in campo internazionale e, a poco più di 24 ore dalla sfida di semifinale di andata tra Inter e Barcellona, ha tenuto la classica conferenza. Ecco, a stralci, quanto detto:
Euforia e soddisfazione. L’effetto derby persiste anche il giorno successivo a Lazio-Roma e lo si percepisce tutto anche a Trigoria, dove la Roma ha ripreso ad allenarsi senza alcuna pausa in vista della gara di Coppa italia di mercoledì contro l’Udinese. Voltare pagina e pensare alla Coppa Italia non è semplice anche se – dice il detto – l’appetito vien mangiando. La voglia di conquistare anche il minore dei due trofei per i quali i giallorossi sono ancora in corsa è evidente e il risultato del’andata (2-0 capitolino) impone di provare a conseguire la finale. Ad accogliere i calciatori di Claudio Ranieri, oltre 100 tifosi festanti che si sono dati appuntamento al Fulvio Bernardini fin dalla mattina: la vetta della classifica e il successo freschissimo ai danni dei biancocelesti sono stati anche i due dettagli attorno ai quali si sono concentrati i cori.
Francesco Antonioli, portiere giallorosso nell’anno dello scudetto del 2001, si rivede nelle prestazioni e nella carriera recente dell’attuale estremo difensore. Julio Sergio. L’ex giallorosso – e attualmente portiere del Cesena, con cui sta gustando il sogno della promozione in serie A – ha parlato a calciomercato.it per rivivere l’anno dell’ultimo tricolore capitolino e individuare qualche analogia nel percorso tenuto dalle due formazioni. Quella di allora – con Fabio Capello in panchina – e quella di adesso – condotta in maniera impeccabile da Claudio Ranieri.