Il Corriere della Sera:
La Roma non è più nelle mani di Rosella Sensi, ma Unicredit non ha ancora trovato un compratore per la società giallorossa. Al termine di un lunghissimo giovedì nello studio del professor Ruperto— fra trattative, malori da stress e caldo, impuntature su particolari che sembravano di poco conto e infine una vincolante dichiarazione d’intenti — la banca e il suo debitore (Compagnia Italpetroli, controllante della società di calcio) sono arrivate a una bozza d’accordo che sarà completata entro il 20 luglio e ratificata dal collegio arbitrale il 26.

Dalla Stampa:
Il Messaggero:
Dal Tempo:
Qualche mese dopo, sarebbe morto. Alle 23.35 di domenica 17 agosto 2008. Franco Sensi, Presidente della Roma dal 1993, era malato da tempo e da qualche settimana risiedeva stabilmente nel reparto di terapia intensiva del policlinico Gemelli. Problemi respiratori di intensità e gravità crescente. Determinante una crisi metabolica risultata fatale. E da tempo, da anni, le attenzioni del romano che amava la montagna e che conservava radici profonde con lo stile di vita – tradizionale, virtuoso – che si confaceva agli uomini della sua generazione erano rivolte soprattutto alla famiglia. Sacra. La moglie Maria e le figlie Rosella, Cristina e Silvia. Solo che, a implementare l’Istituto più prezioso, s’era aggiunta da qualche tempo anche la Roma. Entrata di fatto nella vita di Franco come solo le cose più care. Sentite, speciali. Da tutelare sempre e comunque. Per le quali prodigarsi in ogni istante. La simbiosi tra Franco Sensi e la Roma fu immediata: fin dai primi mesi che fecero seguito all’acquisto del club, fin dal momento in cui la co-gestione (con Mezzaroma) diventò congestione. Da lì, la via necessaria di un proprietario unico.
Da Repubblica.it:
I Sensi e la Roma. Un matrimonio nato più di ottant’anni fa e scritto nelle pagine della storia della società giallorossa. Già nel 1929, Silvio Sensi, padre di Franco e nonno dell’ultimo presidente giallorosso, progettò lo stadio da 20 mila posti, nato e costruito nel quartiere di Testaccio. L’imprenditore si ispirò al modello degli impianti inglesi dell’epoca – e dell’Everton in particolare – e regalò ai tifosi romanisti una casa tutta per loro. Il campo era in erba, cosa rara per quei tempi, e largo settanta metri. A progettarlo fu un Sensi, sessantaquattro anni prima dell’ingresso del figlio Franco nella dirigenza giallorossa.
“Nella vita più debiti hai e meglio è, perché il tuo problema diventa di altri”. Un genio? Un dottore? Uno sprovveduto? Forse nessuno dei tre: semplicemente l’”amabile” Giuseppe Ciarrapico in momenti di appassionata disquisizione. Partire con una citazione di (alto? Basso?) profilo è l’espediente che mette nelle condizioni di rivivere il passato a ritroso. E arrivare al maggio di 17 anni fa quando, occasionali compagni d’affari, Franco Sensi e – appunto – il collega Giuseppe Ciarrapico entrarono in contatto a causa della Roma. Il patron di Italpetroli– assieme a Massimo Mezzaroma – decise di varcare il portone del contesto calcistico per rilevare il club giallorosso e salvare la società dalla fallimentare (nel senso che ci si appropinquava a dichiarar fallimento per davvero) della gestione di Giuseppe Ciarrapico.
Luciano Spalletti, Claudio Ranieri, Adriano. Dovessimo azzardare tre nomi attorno ai quali è ruotata l’epopea di Rosella Sensi vestita da proprietaria della Roma (un paio d’anni, dal 2008 al 2010) il trittico verrebbe spontaneo. Perchè la riproposizione del biennio in rosa ai vertici della società capitolina non ha bisogno d’essere spiegato utilizzando centinaia di parole, spremendo migliaia di volte i bottoni della tastiera. Poco meno di ventiquattro mesi (28 agosto 2008, 8 luglio 2010) sono il tempo utile per tentare di portare avanti un progetto, non certo di produrre risultati. Massimo Moratti, in determinati discorsi, sembra entrare come il prezzemolo, e ancora una volta l’esempio è lui: passano i lustri – uno, due, tre, quasi quattro – prima di condurre i nerazzurri al trionfo. Rosella Sensi – tutto quel futuro davanti – non l’ha avuto eppure sulla retta di congiunzione tra le due date – 2008, 2010 – si adagiano un secondo posto in campionato, l’esperienza della Champions League e dell’Europa League, quella in Coppa Italia (in finale contro l’Inter lo scorso 5 maggio).
Top 11 Mondiale: Juan è l’unico giallorosso. Da Libero: