Roma – Sensi: Franco tra realtà e leggenda “Qualunque cosa accada, fatemi morire da Presidente”

di Redazione 2


 Qualche mese dopo, sarebbe morto. Alle 23.35 di domenica 17 agosto 2008. Franco Sensi, Presidente della Roma dal 1993, era malato da tempo e da qualche settimana risiedeva stabilmente nel reparto di terapia intensiva del policlinico Gemelli. Problemi respiratori di intensità e gravità crescente. Determinante una crisi metabolica risultata fatale. E da tempo, da anni, le attenzioni del romano che amava la montagna e che conservava radici profonde con lo stile di vita – tradizionale, virtuoso – che si confaceva agli uomini della sua generazione erano rivolte soprattutto alla famiglia. Sacra. La moglie Maria e le figlie Rosella, Cristina e Silvia. Solo che, a implementare l’Istituto più prezioso, s’era aggiunta da qualche tempo anche la Roma. Entrata di fatto nella vita di Franco come solo le cose più care. Sentite, speciali. Da tutelare sempre e comunque. Per le quali prodigarsi in ogni istante. La simbiosi tra Franco Sensi e la Roma fu immediata: fin dai primi mesi che fecero seguito all’acquisto del club, fin dal momento in cui la co-gestione (con Mezzaroma) diventò congestione. Da lì, la via necessaria di un proprietario unico. Novembre 1993. Fece in fretta, la società capitolina, a marchiargli un cuore già incline verso quel binomio di colori. Già incantato da una storia familiare secondo cui papà Silvio prima partecipò alla fusione delle tre società da cui sarebbe nata la Associazione Sportiva Roma e poi, ingegnere di professione, fu parte attiva in fase di progettazione e costruzione del campo di Testaccio. Come fosse la quarta figlia, ultimogenita. Accade sempre. Che l’ultimo in ordine di tempo sia il pargolo più viziato. E Franco Sensi, per la Roma, mise in campo l’affetto spassionato dei nonni prima ancora che l’educazione severa dei padri. Simile propensione – istintiva, amorevole – fruttò uno scudetto. 2001. Tra le gioie (recenti e più datate) indelebili per più di mezza Capitale e – a macchia di leopardo – per luoghi e individui sparigliati sul pianeta. Per Sensi senior, quel traguardo ha avuto senza alcun dubbio un significato particolarissimo. Perchè vincere a Roma pareva impensabile. Perchè il vincolo con il trascorso giallorosso di papà Silvio si fece sentire immediato, repentino. Filo conduttore che trovava il migliore dei perchè. Il “nemico” di tante battaglie calcistiche – Massimo Moratti – potrebbe solo ora comprenderne in pieno il senso. Dopo aver ripercorso le gesta di Angelo. Gioia immensa, istanti da riderci su con le lacrime agli occhi. Da piangere a dirotto con sorrisi che si spalancano in maniera irrefrenabile. Però. Si dice che fu appena dopo il trionfo acquisito nell’anno seguente al Giubileo che Franco Sensi si ammalò. Con decorso lento e peggioramento graduale. Non smise neppure un giorno di intessere – con la Roma, con la moglie, con le figlie – quel particolarissimo percorso binario per cui Franco assisteva la Roma mentre la famiglia assisteva Franco. Quando la salute si fece sempre più cagionevole e i debiti stavano sempre lì (con incremento anch’esso crescente), un conciliabolo familiare tra leggenda e realtà definisce ancora meglio quel che fu il legame tra Sensi e la Roma. Fiutato il pericolo che il resto della famiglia potesse pensare di sbarazzarsi del club (magari per azzerare i debiti, magari per l’impossibilità del senior di essere presente come prima), si narra che moglie e figlie vennero chiamate a rapporto. Franco Sensi: “Qualunque cosa accada, fatemi morire da presidente della Roma”. Al funerale di Franco Sensi si presentarono oltre 5 mila persone. Roma – quel giorno – chinò il capo in segno di lutto. Neppure i laziali dimenticarono di rendere omaggio al Presidente giallorosso.


Commenti (2)

  1. C’ero anch’io. Il fatto che lo ricordiate vi fa onore.

  2. Onora anche te. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>