A tutti quelli che, all’Olimpico, sarà festa. Perché la Roma è una gioia immensa

di Redazione 1


 Stavo a impazzi’.

Pensano alle misure di sicurezza per far fronte all’emergenza. Olimpico blindato, Roma-Inter pare una bomba a orologeria: quelli con gli elmetti a destra, a sinistra vada la cavalleria che gli artiglieri li abbiamo collocati in mezzo. Si giocasse di giorno, dice la polizia, mentre la questura si organizza. Per disinnescare l’ordigno. Attenzione, prevenzione, occhio a chi passi il pallone. Era per Totti – dice Pizarro – ma l’ha preso uno Stewart della Monte Mario. Julio Sergio, concentrazione! Prendila, anticipa. Ma c’hai parato? Come? Era un cannone… Juan, dannazione, organizza la retroguardia, imposta, sgombra la mente, libera i pensieri. Ma che ti fermi? Ah, ci stanno i carabinieri. Daje regà, in mezzo a De Rossi, uno su Balotelli. ‘Mmazza, che botta. Ma c’hai fatto. Chi? I manganelli. Avanti i commilitoni, i rinforzi stanno a fa tardi. Ao’ ma n’do’ stanno li fanti? Dice il messaggero che fori dai confini è ‘n macello. Se pijano a spintoni, a pugni. Qualcuno dimena l’ombrello. Ma perché, piove? No, brillano le stelle che pare ‘n’autostrada de luci. Ah. E quello che si sbraccia, l’avete visto in faccia? Me pare ‘n’infiltrato, niente politichese. Ma che, almeno, ha pagato? No? Ah, è portoghese. Ranieri chiama il cambio, Taddei s’è infortunato. Chi? Un fallo? No, janno menato. E’ crisi, è crisi nera. E pe’ sbarca’ er lunario? Fa gli straordinari, lo steward della Monte Mario.

Un tocco di cielo. Anche stasera.

Costasse qualche centesimo, ogni parola detta, qualcuno conterebbe fino a dieci. Prima di parlare (Mourinho?). S’è acceso l’occhio di bue a mettere in bella vista un pozzo dove son finite talmente tante frasi che me l’hanno stravolto. Il significato del pozzo, voglio dire. Era lo scrigno dei desideri. Guarda che è diventato. Confesso di non capire più. Il calcio, lo sport, la passione, la sensazione marchiata a vita di una propulsione innata. La Capitale – d’Italia – s’è trasformata nel capoluogo di una guerra. Di intenzioni, di vendette, appuntamenti d’odio, rivendicazioni. Come se bastassero 90’ di lazietta per stravolgermi la vita. Oh, machissenefrega. Della Lazio, della lazietta, della laziona, di quella roba lì. Se butto un occhio avanti, vedo solo Roma. E quando c’è Roma, ci sta festa. Poi, per carità, spalancassero le celle, aprissero i manicomi. Facessero quello che gli pare per arginare la violenza. Ma lo facessero.
 LA GUERRA. Credo sia impossibile vivere profondamente quello che sta vicino senza partecipare a ciò che passa accanto. Bene: scomodare la Storia, ogni tanto, non fa male. Alcune notizie sono a tal punto drammatiche da mettere in gioco la stessa identità personale. Roba che piangi come un bambino, ti interroghi più di uno scienziato, rifletti che neanche Dante – quando scrisse di Beatrice. La guerra in Iraq, solo quella, dal marzo 2003 a luglio 2006 ha provocato la morte di 601.027 civili. Allora mi chiedo – e domando – di che stiamo parlando. Allora mi chiedo – e domando – di chi stiamo parlando. Perché di qua, sempre e soltanto, discutiamo di tutto l’amore che c’è per la Roma e per i colori giallorossi. Se Totti o Toni, se Perrotta dal primo, se la determinazione è quella giusta. Della stella d’argento, semmai. Dei trofei in bacheca e dell’ora della partenza per evitare il traffico di un raccordo nell’ora di punta. E di quanto continuo a tenermi ‘sti crampi maledetti – fitta-dolore-fitta – che sono gli stessi di ogni sera della vigilia. E ci fosse un unico collante tra la violenza del calcio e quella che si respira in società, il paragone viene da sé solo perché c’è sempre e soltanto lo sparuto gruppo che vive sulla falsariga di un interesse personale e l’immensa massa che merita rispetto. Sulla prima tipologia, io tergiverso. Perché lì, di sentimenti viscerali da resistere una sera al mal di pancia, non ce n’è. Ne mai ce ne saranno.
IL RISPETTO. Non manca mai occasione per ribadire che di Roma si vive. Non si muore (a meno che non sei Italo Foschi e ti viene una sincope a sapere che i capitolini stanno perdendo a Genova contro la Sampdoria. Ma quella è Storia degna). L’infinita marea giallorossa che si sveglia e si addormenta con la Roma dentro al cuore è la fiumana di persone che meritano tutto il rispetto immaginabile. Dentro a quel novero ci rientra a pieno diritto un Signore come Claudio Ranieri e una Presidentessa integerrima quale s’è rivelata Rosella Sensi.
 Dentro a quella massa ci stanno bene uomini e donne figli della Capitale e innamorati della Roma. Gente che si alza per andare a lavorare, che non manca gli appuntamenti con i doveri, che rivendica i diritti sanciti, che conosce a menadito la buona educazione. Persone di princìpi e valori irrinunciabili. Maschi e femmine capaci di essere se stessi senza limitare mai la libertà altrui. Assolutamente pronti a farsi tutt’uno con gli affini e ricordare al mondo che a Roma è nata la civiltà. A Roma s’è poi sviluppata. E, con i tempi moderni, quella civiltà – sostantivo – è confluita nell’attributo migliore che conosca. La grande Civiltà dei romani. Che non ha niente a che spartire con lo spirito secessionista di certi altri, intenzionati a non vedere al di là del proprio orticello. Ecco, a me, che m’ha insegnato la fede giallorossa. Questa preziosa capacità di agglomerare in un insieme le diversità, le differenze. Farci uno nel molteplice. E cantare di gioia, singhiozzare per le amarezze, esultare per la vittoria, crescere con le sconfitte e scoprire di appartenere a una curva – la Sud – che è la migliore al mondo. E che, nemmeno stavolta tradirà. Perché il tradimento – ai valori incommensurabili dello sport – non le appartiene affatto.
Io ce so’ nato, Roma. Ce so’ nato per fatte onore.
Direi questo, a chi dubitasse anche solo un istante, di Roma, della Roma.
Direi che a sporcarmi le mani, ci vado per campare. Ma che nella festa di un amore unico al mondo, io me ce ‘mbratto solo il cuore. Giallo rosso.


Commenti (1)

  1. Stavo a impazzi’……articolo incredibile.Complimenti.
    Forza ROMA!!

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