E il piccione dove sta?

di Redazione Commenta

Dalla Gazzetta dello Sport:

«E il piccione dove sta?». Quelli della sud si trattengono all’interno dell’Olimpico improvvisando il ritornello. L’aquila laziale, già esposta ma tenuta a terra per motivi di sicurezza, viene declassata al rango di commestibile pennuto. È il bello, o il brutto, a seconda dei punti di vista, del derby. Che la Roma vince 2-0 interrompendo la fuga della Lazio e facendo un bel regalo a se stessa e a un campionato tornato alla portata di tutti. Finisce con le squadre quasi abbracciate al centro del campo e non si tratta di una rissa, anche se mille episodi da moviola e relative polemiche avrebbero potuto suggerire un epilogo meno tranquillo. Meglio così. Rigori & moviola – Derby di rigore, da quelli (netti) trasformati da Borriello e Vucinic all’inizio e alla fine del secondo tempo, a quelli che la Lazio reclama in quantità industriale. In realtà, quel Simplicio che due volte tocca con la mano, ma sempre dopo che il pallone gli sbatte su un fianco, non sembra meritevole di attenzione. E’ invece netta la trattenuta di Riise su Mauri a un passo dalla linea di porta che sull’1-0 per la Roma dovrebbe essere punita con rigore ed espulsione del terzino giallorosso. L’arbitro Morganti non vede, nella circostanza male assistito dal guardalinee Cariolato cui nella stessa azione sfugge un fuorigioco iniziale di Dias. A completare i non ingiustificati furori di Reja, Brocchi e compagni, anche il fatto che il secondo rigore della Roma nasce da una spinta di Baptista su Lichtsteiner, col brasiliano che poi subisce il fallo di Dias mentre lo svizzero e Stendardo, scontratisi, sono ancora a terra. Insomma, un discreto numero di pasticci sui quali discutere almeno fino a mercoledì (ma solo perché poi c’è da distrarsi col turno infrasettimanale di campionato).

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