Un coro per De Rossi. Capitano mio Capitan (Futuro)

 Da Il Tempo:

E mo? E adesso chi c’arriva alla fine del campionato? Qui è un problema pure pensare di arrivare a Bari sempre se ci sono sopravvissuti al palo di Milito. Palo. Al novantacinquesimo.
Hanno preso il palo. C’era un vecchio striscione della Sud che diceva: “Quattro lettere, un amore, un lungo brivido in fondo al cuore“. P-a-l-o. Da ieri a Roma è un nuovo modo per dirsi ti amo. Una vittoria così bella, così grossa, così rossa, così romanista, così nostra, ti porta a cose del genere, anche alla nascita di nuove forme d’amore, quelle per esempio tra un essere umano e un parastinco.

Conti a Sky: “Ranieri ha risolto i problemi di Spalletti”

 Il giorno dopo Roma-Inter è un pienone di complimenti e onoreficenze nei confronti dei calciatori giallorossi a cui va il merito enorme di aver riaperto un campionato considerato chiuso fino a qualche giornata fa. Il tempo per smaltire la sbornia di gioia non si è ancora esaurito ma Bruno Conti, intervenuto in mattinata su Sky Sport ha rimarcato più di un elemento decisivo nella rimonta capitolina.
SCUDETTO.Ci crediamo anche perchè siamo reduci da una gara meravigliosa e da un concentrato di emozioni uniche. L’Inter è avanti a noi un punto, dovrà saperselo gestire al meglio perchè i ragazzi hanno voglia di coltivare il sogno e farlo diventare realtà“.

Burdisso se la gode: “Serata speciale”

 Checchè ne dica la tradizione più recente, stavolta lo Special One è stato lui. Nicolas Burdisso, capace di mostrare in una volta sola ai nerazzurri il lusso che si sono permessi di non vedere. Ovvero, le qualità del difensore argentino, a questo punto giallorosso fuori e dentro. Da Il Corriere dello Sport:

Non aveva mai giocato contro l’Inter, la società che ha ancora la proprietà del suo cartellino. Per lui è stata una partita particolare, averla vinta ancora di più: «Per me è stata una serata speciale, conclusa nel migliore dei modi perché abbiamo battuto un’Inter fortissima. Ora siamo a un solo punto di distacco, crediamoci sempre di più.

Roma-Inter, Vucinic l’operaio

 Senza pala e picone ma con una voglia matta di essere riferimento per i compagni. E’ servito eccome, Mirko Vucinic, per i minuti in cui ha giocato. Nel corso di Roma-Inter ha fatto quello che doveva. L’operaio. Da Il Corriere dello Sport

Stavolta non ha segnato, ma finché è stato in campo, cioè sino a pochissimi minuti dal fischio finale, ha svolto un lavoro che dà una dimen­sione ancora maggiore alle qualità di Mirko Vucinic:

Inter-Roma: 94′, Milito-palo. Poi Morganti fischia. Che abbia inizio la festa

 L’attimo che precede il triplice fischio è tutto nella frase riportata da Capitano. Francesco Totti con un brivido lungo la schiena. Era il minuto 94 di Roma-Inter e Milito ha chiuso sul palo l’ultima azione nerazzurra. In un istante, quello successivo, è partita la festa di tutto lo stadio. Da Il Corriere dello Sport:

L’ultimo brivido è stato al minuto novantaquattro, lo stadio stava trattenendo il respiro, c’è un pallone in area di rigore della Roma, Milito sta arrivando a grandi falcate, non respira più nessuno, il sinistro è una sassata che il rumore si sente in tribuna, come in tribuna si sente il rumore del palo (pare lo stiano cambiando) che respinge l’ultimo assalto dell’Inter.

Roma-Inter: grinta, voce, cuore…Roma tricolore

 Aver avuto la fortuna di assistere a Roma-Inter significa aver vissuto un’emozione che, parafrasando una nota pubblicità, non ha prezzo. Da Il Tempo:

Una finale. Mancavano solo la musichetta della Champions League e una coppa, tutto il resto no. Colori, atmosfera e gente, tanta gente. Una festa così con un Olimpico così, pieno come un uovo, grondante passione e vociante, non si vedeva dal 27 maggio 2009. Allora c’erano Barcellona e Manchester United, in palio c’era la cara vecchia Coppa dei Campioni. Roma e Inter, invece, si giocavano almeno due dei tre colori che compongono il triangolino dello scudetto. Non un trofeo, ma comunque tanto.

Il cuore della Curva Sud, l’amore dell’Olimpico, la grinta della Roma

 Da Il Corriere dello Sport:

Si comincia di giorno e si finisce di notte. Roma-Inter è una lunghissima emozione, accompagnata dal calar del sole. C’è anche Stefano Palazzi, capo della Procura federale, è a bordo campo con una giacca verde sportiva. Ha un pass per stare lì, vuol seguire da vicino Mourinho. Gli ispettori federali, i suoi uomini di fiducia, hanno fatto squalificare il portoghese e i suoi irrequieti collaboratori in più di un’occasione: una volta il preparatore atletico, Rui Faria, due il preparatore dei portieri, Silvino, una volta il collaboratore tecnico Morais, oltre ad Oriali, “ cacciato” anche lui in due partite. C’è anche Collina, il designatore arbitrale, posizionato nei palchetti davanti a un bel monitor. Mourinho è accerchiato.

L’Inter trema, ora ha paura

 Da Il Giornale:

Roma bella. Inter strana. Quanto sei grande Roma, stavolta che lo dicano pure. Quanto stai rischiando Inter: ora non si può negare. La partita scudetto si è guadagnata l’onore dell’etichetta. Divertente, spettacolare, gol che si rincorrono, il palo finale di Milito a tener tutti con fiato sospeso e, forse, asignificare qualcosa. Altre volte all’Inter era riuscito il guizzo da sterminatrice. Ieri il palo dell’Olimpico le ha detto no. Neppure fosse il Big Ben che dice: stop. Chissà, vediamo se a fine campionato l’avvertimento sarà contato qualcosa. Partita che ha detto quasi tutto delle squadre. Roma straordinaria per forza fisica e determinazione nella prima mezzora, poisi è infilata in qualcheburrasca edhatenuto la rotta.

La Roma ai tifosi: “Tutti a Bari”

 L’appello della società giallorossa, dopo la gara contro l’Inter, è chiaro e inequivocabile: “Tutti a Bari”, dove i capitolini saranno impegnati nella prossima di campionato. Da La Gazzetta dello Sport:

«Maciniamo chilometri…». Il tifo romanista vuole tornare un fenomeno di massa e un genere da esportazione. «A Bari come nel 2001: saremo trentamila», già azzardano nelle radio dopo il fischio finale di Roma-Inter e i sogni che galoppano. Appunto, perché privarli di un sogno? Ma devono fare i bravi. Ieri, tre tifosi romanisti sono stati fermati (e verranno colpiti da Daspo) per possesso di torce e fumogeni. Robetta rispetto a quanto combinato dai giallorossi nell’ultima trasferta autorizzata, a Livorno: treno devastato e autogrill assaltato. Al momento la trasferta a Bari è libera, ma attende l’ultimo ok del Casms. Comunque, i fatterelli di ieri sera non dovrebbero incidere. Ricominciamo Perciò, largo alle speranze e caccia al biglietto. Ieri sera la dirigenza della Roma ha chiamato l’adunata. La presidentessa Sensi è stata esplicita:

Roma, un segreto di nome Ranieri

Claudio Ranieri ha cambiato le sorti della stagione della Roma e, da quando è alla guida del club giallorosso, la squadra capitolina procede a ritmo scudetto. Nessuno come il testaccino. Nemmeno Capello, nemmeno Spalletti. Da Il Corriere della Sera:

Non può che elogiare tutti Claudio Ranieri, il tecnico osannato dalla gente che ormai non può più «bluffare»: «Era una gara delicata per tutta Roma e la gente che ci segue. Cinque mesi di sacrifici hanno portato a questa vittoria contro un avversario stratosferico. Una sfida bellissima che siamo riusciti a vincere e io ringrazio i miei ragazzi che l’hanno interpretata al meglio. I primi 40 minuti sono stati stupendi, poi sul finire del primo tempo l’Inter è salita di tono. Rimanere compatti e concentrati: grazie a queste componenti siamo riusciti a spuntarla. Ho cambiato tattica tornando al 4-4-2, perché giocare con l’Inter è una partita nella partita». Il solito, opportuno, flash-back per ricordare il punto di partenza e poi uno sguardo alle prospettive: «In ottobre eravamo in piena crisi, con l’umiltà e l’aiuto fantastico del nostro pubblico ci siamo risollevati. Quando giochiamo così, è dura per tutti». E adesso?

De Rossi, papà innamorato della Roma: “Il gol è per Gaia”

 Da Il Romanista:

La Roma la amo troppo, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare le orecchie alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma». Prendete queste parole e scolpitele su pietra all’entrata della Curva Sud e leggetele ogni volta che entrate allo stadio. Ovviamente se avete il dono di avere dei figli, fategliele leggere queste parole: è educazione civica. That’s amore. Sotto ci aggiungete la data – 27 marzo 2010 – e chi l’ha dette, per lui è anche poco importante. Non esulta e piange per sé, ma per la Roma. Daniele De Rossi non smette mai di essere Daniele De Rossi, romanista e quindi fisiologicamente sempre de più: una prestazione gigante, fatta col cuore messo in ogni contrasto, fino alle tibie (apposta sul parastinco ha il ritratto bellissimo della figlia), il gol, l’urlo nudo sotto la Sud, la capriola alla Chechi al vantaggio di Toni, al vantaggio definitivo… tutto questo alla fine è quasi la cosa minore rispetto alla bellezza di quelle parole: «Mi viene da baciarla la Roma a me, io me la bacio, io la amo».

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