Nel 2001 a Bari la Roma si cucì un pezzo di tricolore

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La Gazzetta dello Sport ricorda l’esodo giallorosso a Bari l’anno dell’ultimo scudetto. Era la Roma di Fabio Capello, che in Puglia si cucì sul petto un pezzetto di tricolore:

Che festa. Chi c’era, quel 20 maggio 2001, non ha più smesso di raccontare. Ritenendo, giustamente, di aver preso parte ad un evento unico: mai visto, né prima né dopo. La partita – Bari-Roma 1-4, marcatori Candela, Batistuta, Cafu, ancora Batistuta e Spinesi per il Bari – fu poco più di un dettaglio.
La vittoria era scontata: per la forza della Roma, la pochezza del Bari, il clima di festa e l’aria di inciucio. Cassano era già un calciatore della Roma, Matarrese si preparava a incassare l’assegno, D’Alema che allora era in auge vigilò sul «regolare» svolgimento della partita dalla tribuna vip. Indimenticabili. Di quel giorno si ricordano più altre cose. Immagini. Le lunghe file ai caselli, due ore in coda a Bari e due km a Roma Sud, al ritorno. La curva Sud giallorossa, lo striscione autocelebrativo («Ma quanti semo?»), il countdown allo scudetto («450 km d’amore, 360’ al tricolore»), l’ironia con avversari vicini e lontani: ai baresi «Oggi non ve salva manco Padre Pio» e ai cugini «Laziale, sentite male».
I rumori. I clacson sull’autostrada, il romanesco all’autogrill, i cori. Due più degli altri: il celebre «Maciniamo chilometri, superiamo gli ostacoli» e l’esilarante «Se salutamo adesso, non se vedemo più», ai poveri baresi in procinto di retrocedere.


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