Aleandro Rosi si (ri)presenta: “Roma, è tre anni che non vedo l’ora”

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Il rientro alla base di Aleandro Rosi è imminente: l’ex senese, infatti, dopo il triennio di esperienze accumulate tra Verona, Livorno e Siena torna a Roma. E, nelle parole rilasciate a Il Corriere dello Sport, è evidente la voglia sfrenata di Rosi di riprendere da dove aveva lasciato: dalla sua Roma, dalla maglia giallorossa. Testuale:

Il cerchio si è chiuso. Il cerchio è quello di Aleandro Rosi. Tre anni fa andò via dalla sua Roma, una tappa a Vero­na sponda Chievo, un’altra a Livorno, quindi Siena, sempre sognando di tornare da dove era partito. Accontentato. La Roma lo ha rivoluto per affidargli il presente e il futuro della corsia destra. Ora tocca a lui.
Rosi ormai si può dire, tornerà alla Roma.
«Pare».
Come pare?
«Nel senso che non è ancora ufficiale. Però penso proprio che ci siamo».
Era quello che voleva, no?
«Dire che sono felicissimo è banale, ma è così. Era quello che volevo dal primo giorno che sono andato via».
Un brutto giorno.
«Piansi di brutto salutando tutti».
Ora, però, a distanza di tre anni, quel distacco si può dire sia stato importante.

«Fondamentale. Mi ha fatto bene andare via. E vuole sapere qual è stata la stagione che mi ha fatto capire più cose?».
Quale?
«La prima, quella con la maglia del Chievo».
Difficile crederle, a Verona non ha mai giocato, a vedere i numeri si direbbe che per lei quella stagione sia stata buttata.
«In quella stagione sono cresciuto soprattutto come uomo. Per la prima volta ero lontano da Roma, non giocavo mai, ho dovuto affrontare parecchie difficoltà, è lì che sono maturato».
Per questo ritorno alla Roma a chi deve dire grazie?
«Prima di tutto alla mia Roma. Poi a tre allenatori, soprattutto. Il primo è Leonardo Acori. E’ stato lui a volermi a Livorno, mi ha convinto fino in fondo che il mio ruolo giusto è quello di esterno destro basso, mi ci ha fatto giocare, abbiamo centrato la promozione. Il secondo è Marco Giampaolo che mi ha voluto a Siena. Il terzo è Alberto Malesani che mi ha fatto giocare con continuità».
Ora, dunque, è pronto per la Roma.
«Sì mi sento pronto. Ma so anche che conta poco dirlo, dovrò dimostrarlo con la maglia della Roma».
Ha già parlato con Ranieri?
«No, ma penso che lo farò la prossima settimana».
Dei suoi vecchi compagni ha sentito qualcuno?
«De Rossi. Con lui ci siamo sempre sentiti».
Sa che questa per Rosi può essere la grande occasione della sua carriera?
«Lo so benissimo. E’ la mia chance e me la voglio giocare alla grande. Darò tutto quello che ho. Mi imporrò anche di non pensare al fatto che sono romano e romanista, potrebbe coinvolgermi troppo».
Rosi si sente già titolare di questa Roma?
«Assolutamente no. Sarebbe un errore gravissimo se lo pensassi. Nella Roma ci sono tanti campioni, non è facile esserne un titolare. So, però, che questa volta avrò l’opportunità di poter avere la mia chance».
Che è una critica a Spalletti?
«Mai. Non ho dimenticato quello che disse di me durante il suo primo ritiro con la Roma, vedrete tra tre anni che giocatore sarà Rosi. Quei tre anni sono passati, eccomi qui».
Dopo il Mondiale Lippi e molti nazionali saluteranno, con Prandelli ci sarà una nuova Italia.
«Con Prandelli ho fatto il mio primo ritiro nella Roma dei grandi, a Irdning. Con lui in nazionale comincerà un nuovo ciclo. Sarei bugiardo se dicessi che non penso alla maglia azzurra. Ma è un discorso che mi sembra prematuro. Io prima di tutto voglio diventare un giocatore da Roma. Se lo farò, la Nazionale potrebbe essere anche una naturale conseguenza».


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