Rosella Sensi saluta dopo tre anni di gestione, tra gioie e dolori

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 Cessione Roma: Thomas DiBenedetto è il nuovo presidente giallorosso. Rosella Sensi lascia la gestione della Roma, dopo due anni e mezzo passati tra gioie e dolori. Dall’Ansa:

Due anni e mezzo di gestione. Una presidenza breve ma intensa, ricca di alti e bassi, di dure contestazioni e personali momenti di rivincita. Rosella Sensi saluta la Roma, che aveva ‘ereditatò in seguito alla scomparsa del papà Franco, e la consegna nelle mani di una proprietà statunitense. Saranno DiBenedetto e soci a dover adesso rendere grande la ‘Magicà, traguardo che Rosella è riuscita solo a sfiorare, ma non a tagliare.  L’avvio al timone giallorosso, nell’agosto del 2008, è da incubo: la formazione di Luciano Spalletti lascia all’Inter la Supercoppa italiana perdendo ai rigori (di Totti l’errore decisivo), e in campionato e Champions League, nonostante l’arrivo del promettente talento francese Menez, le cose non vanno meglio (6 partite perse in 10 gare di campionato e sconfitta all’esordio europeo contro i rumeni del Cluj).La stagione si conclude con un sesto posto in campionato, mentre in Europa la squadra viene eliminata agli ottavi di finale, sempre ai rigori, dall’Arsenal. Avara di soddisfazioni sul campo, quindi, ma ricca di malumori e contestazioni da parte dei tifosi che cominciano a chiedere alla presidentessa di passare la mano, di cedere la società indebitata fino al collo («Se un’offerta esiste davvero fai come Rosella ÒHara, Via col vento» lo striscione della Curva Sud). Rosella Sensi invece si tappa le orecchie, ignora i vari Soros, Angelini e Fioranelli, e tira dritto, forte anche degli attestati di stima che le arrivano da più parti, come le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: «Sono contento che abbia preso nelle sue mani le redini della società e prosegua l’opera di suo padre». Rispetto a Franco, però, la presidentessa non si oppone più alle grandi del Nord, ma attua una politica di allineamento che la porterà nel settembre 2009 a ricoprire il ruolo di vicepresidente vicario della neonata Lega di Serie A. I conti in rosso del club, però, non le permettono di fare mercato. E così, mentre in estate Spalletti chiede rinforzi di livello, Totti rinnova per 5 anni, Aquilani saluta tutti e va al Liverpool, e a Trigoria arrivano solo Burdisso in prestito, Guberti svincolato dal Bari e lo sconosciuto Zamblera dal Newcastle. La Roma parte in campionato con due ko e Spalletti si dimette. «Non pensavo abbandonasse nave» le dichiarazioni al vetriolo nei confronti del tecnico di Certaldo che lascia il posto a Claudio Ranieri. Col nuovo allenatore romano e romanista la squadra si rilancia e chiude la stagione al secondo posto al termine di una incredibile rimonta sull’Inter, che non si tramuta in scudetto a causa del ko interno con la Sampdoria. Ai nerazzurri si lascia però anche l’ennesima Coppa Italia dopo il ko in finale allo stadio Olimpico. In mezzo c’è poi la presentazione in pompa magna del progetto per il nuovo stadio giallorosso – un impianto da 55 mila posti intitolato a Franco Sensi che resterà un sogno nel cassetto – e la scomparsa di Flora Viola, moglie del presidente Dino Viola, alla guida della Roma per un breve periodo nel 1991, alla scomparsa del marito. Il luglio del 2010 rappresenta quindi la data spartiacque nella gestione Sensi: con la firma dell’arbitrato con Unicredit, Rosella chiude l’accordo per la cessione della Roma nel piano di rientro del debito di 325 milioni di euro nei confronti dell’istituto di credito e la sua diventa ufficialmente una ‘presidenza a tempò. Che non le impedisce però di perdere la scommessa sul recupero di Adriano, già tornato in Brasile, e di assistere all’ennesima crisi della squadra che sfocia nell’avvicendamento in panchina tra il dimissionario Ranieri e l’ex Aeroplanino, Vincenzo Montella. Poi l’ultimo scorcio di stagione, con la Roma che si deve accontentare di lottare per un posto in Champions.


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