Cessione Roma: dopo 18 anni finisce l’era Sensi

di Redazione Commenta


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 Cessione Roma: la firma è arrivata. Dopo 18 anni la società giallorossa passa di mano, inizia l’era americana e finisce quella dei Sensi. Dall’Ansa:

Dopo 18 anni la Roma passa ufficialmente di mano. E per la storia della società giallorossa non si tratta di voltare semplicemente pagina. Da oggi, infatti, la ‘Magicà sarà gestita per la prima volta da una proprietà straniera: dalla famiglia Sensi, romana e romanista, al consorzio americano di Boston, da Rosella Sensi al capocordata Thomas DiBenedetto. Un passaggio di consegne programmato e gestito in prima persona da Unicredit e che mette la parola fine a 18 anni di gestione Sensi. Per quindici anni al timone c’è stato il padre Franco, scomparso nel 2008, e per due e mezzo la figlia Rosella: i Sensi hanno caratterizzato un’epoca intera della storia giallorossa, tra vittorie esaltanti e sconfitte brucianti, amore e forti contrasti con i tifosi, acquisti clamorosi e ‘rossì di bilancio vertiginosi. Franco Sensi prese infatti il club assieme a Pietro Mezzaroma per salvarlo dal fallimento della gestione di Giuseppe Ciarrapico e, nel novembre del 1993, ne divenne unico proprietario. Un regno durato fino al 18 agosto 2008, quando il presidente morì ad 82 anni. Quindici anni e il punto più alto nel 2001 con la conquista del terzo scudetto della Roma con Totti capitano e Fabio Capello tecnico (preceduto in panchina da Mazzone, Bianchi e Zeman) in una squadra trasformata dai costosi investimenti per l’acquisto di Samuel, Emerson, Batistuta e Nakata. Ma anche tre lustri di aspri dissidi con il Palazzo del calcio, «lo strapotere» delle grandi società del Nord (soprattutto Milan e Juventus), con Luciano Moggi e Adriano Galliani. Con Massimo Moratti e l’Inter nel ruolo di alleato molto tentennante. Quindici anni costellati dalle denunce di Zeman contro il doping, ma anche dai rolex d’oro regalati agli arbitri in un goffo tentativo di limitare i danni provocati dal sistema Calciopoli, che ancora non era di dominio pubblico. Nel 2000 la quotazione della Roma in Borsa. Un rapporto contrastato anche con i tifosi, passati da striscioni come ‘Sensi senza sensò e ‘Presidente marchijanò (inteso come offesa) all’entusiasmo per l’acquisto di Batistuta dalla Fiorentina, e la conquista del tricolore con Capello in panchina, con successiva memorabile festa di popolo al Circo Massimo. Il 18/mo presidente della storia romanista ha portato anche due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006-2007 e 2007-2008). Cinque volte la squadra è arrivata seconda (una a tavolino dopo Calciopoli) e in Champions è approdata due volte ai quarti. Nel 2008 il titolo perso all’ultima giornata con l’Inter tra mille polemiche. Nel giorno del funerale in 30 mila lo salutarono in Campidoglio, all’interno dell’aula Giulio Cesare allestita per la camera ardente, un onore tributato solo ad Alberto Sordi e all’ex sindaco Luigi Petroselli. Al padre subentra la figlia Rosella, allora 36/enne, già amministratore delegato della società. Diventerà anche presidente di Italpetroli. Eredita una squadra ancora forte, ma anche un debito pesantissimo con Unicredit. Di fatto il presidente Sensi ha impegnato gran parte delle proprietà di famiglia per continuare a finanziare la Roma. Rosella è la seconda donna alla guida del club; prima di lei la moglie di Dino Viola, Flora, che ne prese le redini per un breve periodo nel ’91, alla morte del marito. Nei due anni e mezzo al timone della ‘Magicà deve fare i conti con le contestazioni dei tifosi, le dimissioni di Luciano Spalletti prima e Claudio Ranieri poi. In compenso, sul campo la squadra sfiora l’ennesimo scudetto lasciandolo però ancora una volta sul filo di lana all’Inter di Josè Mourinho. L’ultimo atto, prima del passaggio di mano, è quello di affidare il rilancio della Roma all’ex Aeroplanino, Vincenzo Montella che non può evitare l’eliminazione dalla Champions e sta lottando per ottenere il quarto posto che schiuderebbe di nuovo l’Europa che conta.


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