Roma – Lazio: Bernardini, Maestrelli, Zeman e gli altri ex

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Da Il Romanista:

Oltre che una montagna di giocatori Roma e Lazio hanno avuto in comune anche tanti allenatori, alcuni dei quali divenuti tali dopo essere stati calciatori dell’una o dell’altra squadra. E’ il caso, ad esempio, di Tommaso Maestrelli, il mitico mister della Lazio del primo scudetto.Un signore vero che come dirimpettaio si trovò un suo simile come Nils Liedholm. I due si stimavano molto ed erano così educati e distinti da non suscitare nelle tifoserie avversarie alcun sentimento ostile nei loro confronti. Verso Maestrelli, poi, i romanisti non avrebbero potuto proprio provarlo, poiché da calciatore aveva indossato la maglia giallorossa per ben tre stagioni (dal 1948 al 1951) diventando anche capitano. La stessa strada percorsa da Maestrelli, in passato, era stata intrapresa anche da Fulvio Bernardini, che dopo essere stato una delle bandiere della Roma di Testaccio, diventò allenatore della Lazio negli Anni 50, vincendo anche una Coppa Italia.

Lo svedese Eriksson, invece, approdò in biancoceleste nel ’97 dopo essere stato sulla panchina della Roma dall’84 all’87 in veste di Direttore Tecnico. A quei tempi, infatti, non era possibile tesserare allenatori stranieri e Viola, per ingaggiarlo, dovette aggirare le norme federali ingaggiandolo con tale qualifica e affiancandogli in panchina un allenatore italiano, individuato nell’ex laziale Roberto Clagluna. Quest’ultimo era un vero gentleman. Pisano di nascita, aveva guidato la Lazio in B nella metà degli anni 80 per poi ricevere il benservito. Insieme ad Eriksson costruì una Roma bellissima e quell’esperienza servì moltissimo allo svedese nella sua seconda vita romana, stavolta vissuta sulla panchina biancoceleste e culminata con la conquista dello scudetto del 1999-00. Bernardini, Maestrelli, Eriksson. Tre allenatori laziali con un passato nella Roma che hanno fatto vincere qualcosa ai dirimpettai. Una conferma della storia al fatto che, per conquistare qualche trofeo, loro hanno sempre avuto bisogno del nostro aiuto. Anche se indiretto e semplicemente dato sotto forma di ex allenatori. Tanto più che nella sua avventura alla Lazio Eriksson ebbe come secondo Luciano Spinosi, che nella sua carriera di giocatore aveva vestito la maglia della Roma negli anni 60, quando la sua cessione alla Juve insieme a quelle di Capello e Landini fece scendere in piazza i tifosi contro il presidente Marchini. Dopo la parentesi in bianconero, poi, era tornato in giallorosso tra la fine dei 70 e l’inizio degli 80 per portare la sua esperienza in una squadra che si stava ricostruendo dalle fondamenta per poi vivere il grande ciclo degli Anni 80. Della categoria degli allenatori che hanno vissuto il derby romano su entrambe le panchine fanno parte poi l’inglese Jesse Carver, mister romanista dal 1953 al 1955 e laziale alla fine degli anni 50 e nel 1963; il boemo Zdenek Zeman (che passò dal Foggia alla Lazio nella prima metà degli anni 90 e poi fu alla Roma dal 1997 al 1999) e l’argentino Juan Carlos Lorenzo, che negli anni 60 fu la scaramanzia fatta persona, tanto era solito ripetere e far ripetere gli stessi gesti compiuti in occasione delle vittorie oppure far bruciare le maglie della squadra se questa aveva perso. Tra questi tre, però, quello che ha lasciato di più il segno sulla storia delle due squadre è stato senza dubbio Zeman, che nella Lazio ebbe come alfiere Beppe Signori (da lui stesso lanciato nel grande calcio a Foggia) e nella Roma contribuì in modo determinante alla crescita di Francesco Totti. Di lui, tempo fa, il mitico massaggiatore romanista Giorgio Rossi ci ha detto che “ammazzava” i suoi giocatori in allenamento per poi vederli volare in partita e che lo stesso Totti era il suo “cocco”, anche se non gli risparmiava niente. Con il suo attacco al calcio delle finanziarie e delle farmacie nel ritiro estivo del 1998, poi, Zeman divenne il “cocco” di tutti i romanisti, che in lui videro l’uomo che finalmente alzava la voce contro i potenti del football nostrano. Zeman e la Roma pagarono di tasca propria tanto ardire e alla fine di quella stagione si dovettero lasciare. Quest’anno il boemo ricomincia proprio da Foggia. Augurargli una pronta risalita è il minimo che possiamo fare.


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