Roma-Inter: grinta, voce, cuore…Roma tricolore

 Aver avuto la fortuna di assistere a Roma-Inter significa aver vissuto un’emozione che, parafrasando una nota pubblicità, non ha prezzo. Da Il Tempo:

Una finale. Mancavano solo la musichetta della Champions League e una coppa, tutto il resto no. Colori, atmosfera e gente, tanta gente. Una festa così con un Olimpico così, pieno come un uovo, grondante passione e vociante, non si vedeva dal 27 maggio 2009. Allora c’erano Barcellona e Manchester United, in palio c’era la cara vecchia Coppa dei Campioni. Roma e Inter, invece, si giocavano almeno due dei tre colori che compongono il triangolino dello scudetto. Non un trofeo, ma comunque tanto.

Il cuore della Curva Sud, l’amore dell’Olimpico, la grinta della Roma

 Da Il Corriere dello Sport:

Si comincia di giorno e si finisce di notte. Roma-Inter è una lunghissima emozione, accompagnata dal calar del sole. C’è anche Stefano Palazzi, capo della Procura federale, è a bordo campo con una giacca verde sportiva. Ha un pass per stare lì, vuol seguire da vicino Mourinho. Gli ispettori federali, i suoi uomini di fiducia, hanno fatto squalificare il portoghese e i suoi irrequieti collaboratori in più di un’occasione: una volta il preparatore atletico, Rui Faria, due il preparatore dei portieri, Silvino, una volta il collaboratore tecnico Morais, oltre ad Oriali, “ cacciato” anche lui in due partite. C’è anche Collina, il designatore arbitrale, posizionato nei palchetti davanti a un bel monitor. Mourinho è accerchiato.

Mourinho, lo vedi? Uno spettro di nome “Zeru tituli”

Da Il Messaggero:

Tutta l’amarezza dell’Inter è scolpita sul volto di Diego Milito. E’ lui a dover commentare la sconfitta dell’Olimpico. Mourinho resta in silenzio ancora una volta, nonostante sulla panchina abbia fatto l’inferno per svegliare la sua squadra, ma non c’è stato niente da fare. E così tocca al Principe che proprio non se l’aspettava di dover parlare di una sconfitta, l’ennesima di quest’ultimo periodo. «Che dobbiamo fare? Secondo me abbiamo disputato una bella partita. Ovvio che c’è parecchia amarezza e tristezza per questo risultato, ma quello che conta, e anche parecchio, è che siamo ancora primi in classifica, nessuno se lo dimentichi…». Un dato reale e oggettivo, quello enunciato dall’attaccante, ma è pur vero che adesso con la Roma a un punto di distacco la strada per lo scudetto, il quinto consecutivo, è tutta in salita.

L’Inter trema, ora ha paura

 Da Il Giornale:

Roma bella. Inter strana. Quanto sei grande Roma, stavolta che lo dicano pure. Quanto stai rischiando Inter: ora non si può negare. La partita scudetto si è guadagnata l’onore dell’etichetta. Divertente, spettacolare, gol che si rincorrono, il palo finale di Milito a tener tutti con fiato sospeso e, forse, asignificare qualcosa. Altre volte all’Inter era riuscito il guizzo da sterminatrice. Ieri il palo dell’Olimpico le ha detto no. Neppure fosse il Big Ben che dice: stop. Chissà, vediamo se a fine campionato l’avvertimento sarà contato qualcosa. Partita che ha detto quasi tutto delle squadre. Roma straordinaria per forza fisica e determinazione nella prima mezzora, poisi è infilata in qualcheburrasca edhatenuto la rotta.

La Roma ai tifosi: “Tutti a Bari”

 L’appello della società giallorossa, dopo la gara contro l’Inter, è chiaro e inequivocabile: “Tutti a Bari”, dove i capitolini saranno impegnati nella prossima di campionato. Da La Gazzetta dello Sport:

«Maciniamo chilometri…». Il tifo romanista vuole tornare un fenomeno di massa e un genere da esportazione. «A Bari come nel 2001: saremo trentamila», già azzardano nelle radio dopo il fischio finale di Roma-Inter e i sogni che galoppano. Appunto, perché privarli di un sogno? Ma devono fare i bravi. Ieri, tre tifosi romanisti sono stati fermati (e verranno colpiti da Daspo) per possesso di torce e fumogeni. Robetta rispetto a quanto combinato dai giallorossi nell’ultima trasferta autorizzata, a Livorno: treno devastato e autogrill assaltato. Al momento la trasferta a Bari è libera, ma attende l’ultimo ok del Casms. Comunque, i fatterelli di ieri sera non dovrebbero incidere. Ricominciamo Perciò, largo alle speranze e caccia al biglietto. Ieri sera la dirigenza della Roma ha chiamato l’adunata. La presidentessa Sensi è stata esplicita:

Roma, un segreto di nome Ranieri

Claudio Ranieri ha cambiato le sorti della stagione della Roma e, da quando è alla guida del club giallorosso, la squadra capitolina procede a ritmo scudetto. Nessuno come il testaccino. Nemmeno Capello, nemmeno Spalletti. Da Il Corriere della Sera:

Non può che elogiare tutti Claudio Ranieri, il tecnico osannato dalla gente che ormai non può più «bluffare»: «Era una gara delicata per tutta Roma e la gente che ci segue. Cinque mesi di sacrifici hanno portato a questa vittoria contro un avversario stratosferico. Una sfida bellissima che siamo riusciti a vincere e io ringrazio i miei ragazzi che l’hanno interpretata al meglio. I primi 40 minuti sono stati stupendi, poi sul finire del primo tempo l’Inter è salita di tono. Rimanere compatti e concentrati: grazie a queste componenti siamo riusciti a spuntarla. Ho cambiato tattica tornando al 4-4-2, perché giocare con l’Inter è una partita nella partita». Il solito, opportuno, flash-back per ricordare il punto di partenza e poi uno sguardo alle prospettive: «In ottobre eravamo in piena crisi, con l’umiltà e l’aiuto fantastico del nostro pubblico ci siamo risollevati. Quando giochiamo così, è dura per tutti». E adesso?

De Rossi, papà innamorato della Roma: “Il gol è per Gaia”

 Da Il Romanista:

La Roma la amo troppo, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare le orecchie alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma». Prendete queste parole e scolpitele su pietra all’entrata della Curva Sud e leggetele ogni volta che entrate allo stadio. Ovviamente se avete il dono di avere dei figli, fategliele leggere queste parole: è educazione civica. That’s amore. Sotto ci aggiungete la data – 27 marzo 2010 – e chi l’ha dette, per lui è anche poco importante. Non esulta e piange per sé, ma per la Roma. Daniele De Rossi non smette mai di essere Daniele De Rossi, romanista e quindi fisiologicamente sempre de più: una prestazione gigante, fatta col cuore messo in ogni contrasto, fino alle tibie (apposta sul parastinco ha il ritratto bellissimo della figlia), il gol, l’urlo nudo sotto la Sud, la capriola alla Chechi al vantaggio di Toni, al vantaggio definitivo… tutto questo alla fine è quasi la cosa minore rispetto alla bellezza di quelle parole: «Mi viene da baciarla la Roma a me, io me la bacio, io la amo».

Roma-Inter: da Ilary a Sonia, gioia e sofferenza di mogli e fidanzate

 Da Il Romanista:

Chissà se ieri sera qualcuno ha spiegato a Ilary Blasi cosa sia il fuorigioco. La signora Totti ha dichiarato più volte di non esser mai riuscita a capire «questa strana regola» :  l’impressione è non sia l’unica, peccato che lei non debba giudicarlo per lavoro. Ma tant’è. Ieri, mentre tutto lo stadio Olimpico si chiedeva di quanti metri «fosse avanti Milito», la Iena Ilary ha guardato il tabellone. Dicendo  lla sorella Silvia, seduta accanto a lei, stessi capelli biondi, solo che ricci: «Manca ancora un po’». Fiduciosa. Con quel sorriso che ogni settimana conquista milioni di spettatori in tv e otto anni fa, era proprio il mese di marzo, ha stregato il Capitano. Ha avuto ragione lei. Arrivata nei palchi “Numberten” qualche minuto prima delle 18, capelli sciolti, giacchetto nero, pantaloni e borsa beige, si è accomodata accanto alle sorelle. Sigaretta accesa, nel primo tempo, a dir la verità, ha chiacchierato più che visto la partita. Nei secondi quarantacinque minuti, invece, è stata coinvolta dall’atmosfera dell’Olimpico, alzandosi in piedi e battendo le mani al gol di Toni.

Roma-Scudetto, un friccico de luna tutta pe’ noi

 La sensazione è che l’Inter non possa reggere entrambe le competizioni: scudetto e Champions League. La sensazione, ancora, è che la Roma sia in una condizione fisica e mentale che cresce con il passare delle giornate. I giallorossi hanno voglia di prendersi a piene mani quel che a inizio stagione neppure si poteva immaginare. Dietro l’angolo, in bella vista, lo Scudetto risplende come un tocco di luna gialla con riflessi rosso fuoco. Da La Gazzetta dello Sport:

È il giorno in cui le tute blu marciano con chi indossa il doppiopetto. C’è la Roma dei fuoriclasse, ma c’è anche la Roma dei gregari. È la Roma di Julio Sergio, il portiere che Spalletti aveva buttato in soffitta. È la Roma del redivivo Cassetti e del soldato Taddei, del sindacalista Brighi e di una stellina come Menez, che si è sporcato le mani, per una volta, come un metalmeccanico. Il portiere Julio Sergio è un uomo felice: «Se ripenso ai tre anni che ho passato, mi sembra di vivere un sogno. Battere l’Inter davanti a un Olimpico strapieno è stato fantastico. Abbiamo giocato con intelligenza, sfruttando le occasioni che abbiamo creato. La differenza, tra noi e loro, è stata questa. Il tiro di Milito finito sul palo? Non ho avuto neppure il tempo di pensare a quanto stava accadendo, sono stato fortunato, meglio così. Ora si va avanti guardando indietro e ripensando a come stavamo prima. Da qui alla fine saranno tutte finali».

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.