Arbitrato Italpetroli-Unicredit, ecco i particolari

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Dal sito ‘www.lasignoraingiallorosso.it‘, ecco alcuni particolari dell’accordo conciliativo sottoscritto da Italpetroli e Unicredit in seno all’arbitrato promosso dalla famiglia Sensi per dirimere la questione del debito che il gruppo petrolifero accusa nei confronti della banca di Alessandro Profumo.

Arbitrato finito? No – I legali di Italpetroli e Piazza Cordusio dovranno mettere a punto un accordo più complesso, entro il 20 luglio. Considerati i molti ritardi, il presidente del collegio arbitrale Prof. Cesare Ruperto ha deciso di fissare la prossima udienza per il 26 luglio.
Lodo
– A differenza di quanto avviene nei tribunali per le sentenze, il lodo, che Ruperto renderà ufficiale accettando quanto conciliato dalle parti, non può essere pronunciato prima di essere redatto. I tempi della procedura, che richiede minimo due incontri tra gli arbitri, non sono brevi. Per questo motivo è stata chiesta una proroga alla Camera Arbitrale, presso quella di Commercio di Roma, rispetto ai 180 giorni previsti a partire dal 24 febbraio, apertura dell’arbitrato. C’è il rischio che la pratica si chiuda a settembre.
Interregno Sensi. Perché?
– Un vuoto di potere avrebbe deprezzato il valore della società Roma. Le parti hanno convenuto che l’addio anticipato della Sensi non sarebbe stato conveniente per nessuno.
Il patto
– In cambio dell’azzeramento del debito (circa 325 milioni di euro) e di una buonuscita di 30 milioni di euro in immobili, la famiglia Sensi ha ceduto “quasi” tutti gli asset di Italpetroli a Unicredit (vedi di seguito “escamotage”), assieme al mandato a vendere del pacchetto di maggioranza dell’As Roma. L’accordo è subordinato al “sì” del Monte dei Paschi (credititrice per 80 milioni di euro): non dovrebbero sorgere complicazioni a proposito. A MPS verrà proposto il mantenimento dei privilegi (o assegnazione) sugli immobili.
Escamotage
– Al fine di evitare l’Opa, il pacchetto di maggioranza dell’As Roma è stato trasferito nella “Newco Roma”, di cui i Sensi detengono il 51% e Unicredit il 49%.
Rosella Sensi ancora proprietaria?
– Una volta intervenuta la cessione del pacchetto di maggioranza dell’As Roma, il 51% della “Newco Roma”, attualmente di proprietà della famiglia Sensi, dovrà essere ceduto per 1000 euro. L’intero importo che verrà realizzato dalla vendita della “Newco Roma” finirà pertanto nelle casse di Unicredit, ad eccezione di un bonus a beneficio della Sensi.
Benefit
– Qualora la vendita del pacchetto di maggioranza dell’As Roma superasse i 100 milioni di euro (come sembra scontato), ai Sensi verrà riconosciuto il 5% dell’eccedenza. A patto che la presidente abbia mantenuto il suo ruolo nel club fino alla cessione. Se con la vendita di tutti gli asset venisse pareggiato l’intero credito, il che risulta difficile, l’eccedenza finirebbe nelle casse dei Sensi.
Garanzia
– Qualora la dottoressa Sensi dovesse attuare un comportamento negativo nella gestione del club, Unicredit si è tutelata con una clausola che si aggira sui 12 milioni di euro. In sostanza, se il valore della Roma dovesse essere danneggiato, l’istituto bancario verrebbe ricompensato.
Cda
– Il consiglio di amministrazione di Italpteroli e della “Newco Roma” sarà composto dall’avvocato Cappelli, dalla Sensi e dal professor Zimatore, quest’ultimo proposto un anno fa da Unicredit per il ruolo di supermanager.
Mandato
– Rothschild è l’advisor al quale sarà affidato il mandato a vendere del pacchetto di controllo dell’As Roma.
130 milioni di euro
– E’ la cifra sufficiente (cinque più, cinque meno) per rilevare il pacchetto di maggioranza dell’As Roma.
3 mesi
– A livello verbale, Unicredit ha manifestato la convinzione di poter portare il definitivo acquirente in 90 giorni. Presumibilmente, la banca è sicura di poter chiudere una trattativa entro la fine di settembre.


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