Giallo: Adriano, Unicredit – Italpetroli; rosso: gli aquilani, la Spagna

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Sole a palla. Giallo. Sole che suda.
Caldo.
Adriano mette le tende a Trigoria in attesa che Roma diventi casa sua. Secondo giorno di allenamento: tabella di marcia pienamente rispettata. Un tot di grammi da smaltire la mattina, un’altra manciata da buttare giù nel pomeriggio. Mentre qualcuno già incrocia le dita. Perché il gesto di cortese accoglienza di Gian Paolo Montali – cena del benvenuto da Checco dello Scapicollo – non si trasformi in cattiva abitudine. Un attimo: Strozzapreti alla Campagnola oggi. Tonnarelli Asparagi Speck domani. Hai voglia con il lavoro di potenziamento degli arti superiori, con le esercitazioni di stimolazione della forza degli arti inferiori, con il circuito tecnico, i giri di campo, lo stretching, gli addominali, il lavoro col pallone. Ma no.
L’Imperatore sembra motivato, determinato. Ha voglia di fare un passo ala volta. Prima perdere peso, poi ritrovare lo smalto. Infine assemblarlo con la tecnica che non si può dimenticare. Una nota positiva, finora. Si perde in mezzo a parecchi drammi di giornata. Sportivi, sociali. Ma è un tocco di Brasile che piace. Già entusiasma. E se uno come Adriano ci crede, viene spontaneo aggregarsi al samba di questo scorcio d’estate che si presta alla vita nuova. Si ride a goccioloni. Ma si ride. L’impressione.
La passione. Rossa. Passione che cola.
Tumefatta.
Perché Roma è Capitale. E ogni giorno che passa gli pulsano all’interno avvenimenti di importanza omonima. La Capitale. Che quando c’è da prestare, presta. Spazio, tempo, solidarietà, affetto. Che quando c’è da prestarsi, si presta. Si fa culla e garantisce una costola alla popolazione abruzzese. Terremotata e beffata. Migliaia di aquilani si sono messi in marcia verso Roma fin dall’alba per dare vita a una grande manifestazione e lanciare un Sos al governo.
Senza scomodare la politica, perché di bandiere riconducibili ai partiti, valle a cercare. Impossibile farlo, quando il dramma è trasversale. Quindi, esclusivamente sociale.
Aderiscono alla manifestazione 53 dei 59 comuni del cratere abruzzese, la Provincia dell’Aquila, i sindacati, compreso quello di polizia, tutte le organizzazioni di categoria, ma anche cittadini di Avellino e Palermo, arrivati per dimostrare solidarietà rispetto a una condizione vissuta anni prima. Invece. Di là: polizia e carabinieri schierati in assetto antisommossa, le solite botte. Solito ‘ndo cojo cojo. Ed ennesima dimostrazione di come, per ottenere garanzie – alla fine, il Governo accetta le richieste e, per bocca di Gianni Letta (Rosella’s friend. Dear Friend), annuncia un emendamento alla manovra per certificare che il recupero dei tributi e dei contributi non versati a causa del sisma sarà effettuato in 120 rate mensili a decorrere dal gennaio 2011 – è pur sempre necessario che qualcuno picchi e qualcun altro venga picchiato. Rosso sangue sul volto di un manifestante. La repressione.
Sole cocente. Giallo. Sole che suda.
Freddo.
Un altro meno uno. A furia di vigilie, si è dato lavoro anche ai disoccupati. Tutti vigilanti. In attesa che Unicredit e Italpetroli svelino in pompa magna quel che si è deciso. Fosse una processione, questo arbitrato che include inevitabilmente la A.S. Roma, somiglia sempre meno ai cortei patronali dei paesini di periferia e assume sempre più le fattezze dell’infinito cammino di Santiago di Compostela. Cesare Ruperto, Presidente del Collegio arbitrale che ha rinviato le parti all’ultima seduta di domani pomeriggio (ore 18 presso gli uffici di via Ferrero di Cambiano 82), chissà quante altre volte, nella longeva vita anagrafica e professionale, si è trovato a contraddire se stesso con simile imbarazzo. “Si decide oggi”. Sicuro e autorevole. Costretto a ripeterlo per tre volte a distanza di pochi giorni. Addirittura, di poche ore. Lo spessore del personaggio invita ad aggrapparsi come polpi (la storia di Paul, che pronostica i risultati avrebbe dell’incredibile se non ci fosse puzza di business) alle parole del vate. Anche se. In tutta oggettività, poche altre volte si è assistito a tale dissonanza tra gli organi di informazione. E, ancora di più, a simile incongruenza tra le notizie rilasciate dalle fonti a disposizione. Tutte ufficiali. Allora: chi pensa a un colpo di testa di Rosella Sensi che punterebbe a far saltare l’accordo; chi giura che sia solo questione di dettagli; chi rilancia affermando che quei puntigli sono roba che non si arriverebbe all’accordo nemmeno in un mese. Le parti lontane. Le parti a uno sputo. Le parti si prenderanno a sputi. Con delicatezza. Con cautela. Qualche fonte l’abbiamo pure noi. Ci dicono: 325 milioni di euro alla voce debiti verso Unicredit e 80 milioni vantati dalla Monte dei Paschi di Siena. Italpetroli azzererebbe il proprio disavanzo attraverso l’inevitabile passaggio di mano di tutti gli asset della holding petrolifera. Inclusa la Roma. A Unicredit starebbe bene così. Alla famiglia Sensi pure: con la garanzia di conservare beni immobili per un valore di 30 milioni di euro. Tant’è che – diciamo noi – il conciliabolo di domani dovrebbe essere risolutorio. Con un solo elemento da definire: il ruolo di Rosella Sensi durante il periodo transitorio nel quale il gruppo presieduto da Alessandro Profumo attenderebbe che Rothschild Italia individui il futuro Presidente giallorosso (per comprare la Roma, dovrebbero bastare 150 milioni di euro). Il piano dei vertici bancari prevede che il club sia controllato fino alla cessione da Rosella Sensi, Presidente ad interim, affiancata da due consiglieri indipendenti da Unicredit: la nuova società prenderebbe il nome di “Newco Roma”. L’interesse dell’Istituto sarebbe quello di valorizzare al massimo la società prima di venderla. Non fosse così, interverrebbe Ruperto: ma i tempi utili per la sentenza potrebbero anche slittare fino a settembre. Si suda. Freddo, sul finale. L’apprensione.
La passione. Rossa. Passione che infuria.
La Spagna.
Non senza difficoltà conquista la finale della Coppa del Mondo battendo per 1-0 una Germania assai meno brillante di altre volte. Roba che. Alla fine aveva ragione il polpo. Paul. Aveva abbrancato la medusa contenuta nel recipiente dove era stata collocata la bandiera spagnola. Ignorando il contenitore che aveva di fianco. Dentro, un’altra medusa, un’altra bandiera. Tedesca. Saperlo prima. Uno fa in fretta.
Quattro passi fino all’acquario di Oberhausen. Tre recipienti. Uno con il santino dell’imprenditore Angelucci, un altro con quello del magnate della farmaceutica Angelini e il terzo con la foto della Marchant Bank e Giovanni Malagò.
Altro che fonti, investigazioni, pedinamenti, pubbliche relazioni.
A quest’ora lo conosceremmo già. Il prossimo Presidente capitolino. Senso di insofferenza. Frustrazione.


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