Roma: Simplicio, l’amico di Kakà

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 Dal Romanista:

San Paolo, Brasile, metà Anni 90. Sui campi di allenamento delle giovanili della società che porta il nome della città sgambettano tanti calciatori in erba che sognano di sfondare nello sport nazionale brasiliano. Tra loro ci sono tre elementi che ci riusciranno e che in quei momenti di crescita fisica, tecnica e umana cementano un’amicizia che dura ancora: Kakà, Julio Baptista e Fabio Simplicio. Insieme davano vita ad un centrocampo con i fiocchi nelle giovanili del San Paolo. Insieme sono stati promossi in prima squadra al termine della deludente stagione 1998-99, quando la società cedette in blocco l’intero centrocampo composto da Marcelinho, Vagner (quello che giocò anche nella Roma di Zeman), Edmilson e Beto proprio per dar spazio ai giovani. La mossa si rivelò vincente sia sul campo che per le casse societarie, rimpinguate dalle successive cessioni dei tre ragazzi che, in quell’ormai lontano 2000, portarono linfa vitale in prima squadra, aiutando il San Paolo a disputare un buon campionato. E se Kakà brillava per la fluidità della corsa e per l’eccezionale controllo di palla e tiro in porta, Julio Baptista eccelleva nel fisico e nei calci piazzati, Fabio Simplicio si faceva valere nel lavoro a tutto campo e negli inserimenti da dietro. Una dote che veniva esaltata dal movimento degli altri due. Insomma, una sorta di Perrotta brasiliano e non a caso la Roma ha pensato a lui proprio per questo: per avere in organico una validissima alternativa al campione del mondo dimenticato da Lippi, che avrebbe meritato più di altri di andare in Sudafrica.
La notorietà appena acquisita per la bravura dimostrata sul campo aiutarono Kakà e Julio Baptista ad avere immediatamente tante richieste dai ricchi club europei e il San Paolo pensò bene di monetizzarle nel 2003, quando cedette il primo al Milan e il secondo al Siviglia. Anche su Simplicio c’erano già gli occhi di molti osservatori del vecchio continente, ma la società decise di tenerlo un altro anno e in quella stagione 2003-04 lo vide giocare 48 partite di campionato con 9 gol e 11 su 12 nella Coppa Libertadores (la Champions del Sudamerica), in cui il San Paolo fu eliminato in semifinale. Che fosse forte davvero ormai era chiaro a tutti e nel 2004 il suo cartellino fu acquistato dal Parma, al quale era stato segnalato da Arrigo Sacchi, a quei tempi osservatore del club e amante dei giocatori polifunzionali, era rimasto impressionato non solo dagli ottimi piedi del ragazzo, ma anche dalla sua duttilità tattica e dai suoi polmoni, tanti erano i chilometri che faceva in ogni partita che giocava. E ancora oggi Simplicio non finisce di ringraziare il vecchio Ct azzurro. «A Sacchi devo molto perché mi ha fatto diventare un calciatore europeo».


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