Roma-Inter, conferenza Mourinho: la frecciata che non tutti hanno colto

di Redazione Commenta


 Alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Roma-Inter, Josè Mourinho è tornato a parlare con la stampa italiana. E ne ha dette tante. Sembrava quasi in astinenza di chicche e frasi da cornice. Contro Rosella Sensi (senza mai nominarla) l’hanno sentito tutti, contro il rendimento dei portieri dele squadre avversarie della Roma, indifferente a problematiche di rivalità tra tifoserie, pretenzioso del massimo rispetto nei confronti dell’Inter e spocchioso verso Claudio Ranieri. Risposte – quelle del portoghese – di cui si è parlato a oltranza. Non a tutti, però, è arrivata la sottigliezza dell’allenatore nerazzurro in occasione della domanda specifica – rivoltagli da un giornalista – “cosa ne pensa del 5 maggio”. Nella fattispecie, Mourinho ha risposto:Il 5 maggio? Lo ricordo solo per la morte di Napoleone Bonaparte. Non sono nato interista, non so la storia del 5 maggio. Il 5 maggio è la festa della santa di Lecce“.

 Già.

Sant’Irene, altrimenti detta Erina, patrona della città salentina e richiamata alla memoria per essere considerata portatrice di pace.

Tutto qui?

Manco per niente. Se paragonassimo il 5 maggio a una “caporetto sportiva” e partissimo dal presupposto che ogni squadra ha vissuto, nell’arco della storia di un club, almeno un proprio 5 maggio, quello della Roma si incrocia con il Lecce. Era il lontano 20 aprile del 1986, la Roma si giocava lo scudetto in volata con la Juve. Giallorossi ospiti di un Lecce già matematicamente retrocesso, i bianconeri in casa contro il Milan. Il club degli Agnelli vinse 1-0, la Roma perse clamorosamente per 2-3. l tricolore finì a Torino.

Ecco, a conti fatti, dove voleva andare a parare Mourinho.


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