«Io non gioco per giocare, io gioco per vincere». Per fortuna che al fianco di John Arne Riise, ieri, a Trigoria, non ci fosse il barone De Coubertin, ma Claudio Ranieri che quasi quasi se lo sarebbe abbracciato in pubblico. Certo è che il roscio norvegese non l’avevamo mai visto nè sentito così battagliero. E’ stato fuori dal gioco per tre settimane, troppo tempo per uno come lui che sarebbe disposto a giocare una partita al giorno, anzi a vincerne una ogni ventiquattro ore. Sabato l’Inter, ora sotto con il Cluj. CASCHETTO -L’uomo con il caschetto ora che è tornato non vuole più fermarsi. Convinto che ci sia ancora tutto il tempo per ché la Roma torni protagonista in Italia e in Europa. Lui è pronto: «Re sto convinto che questa squadra sia più forte di quella della passata stagione.
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Da Milano Finanza:
Andrea Mandorlini, ex tecnico del Cluj, è intervenuto nel corso della trasmissione Febbre a 90 per parlare della sfida tra la Roma e i romeni. L’occasione è stata propizia per lanciare una frecciata a Paolo Di Canio: a volte, ha affermato l’allenatore, è meglio tacere. Testuale: “In questo momento non alleno ma sto aspettando un’altra occasione, anche se è difficile. Ho visto il mio licenziamento come una vigliaccata. Le mie vittorie non me le porterà mai via nessuno. E fare meglio di quello che ho fatto io col Cluj è molto difficile. Il nuovo allenatore romeno come prima cosa ha fatto fuori gli italiani, io non ho mai dato vantaggi a nessuno e abbiamo vinto tanto. Il Cluj è una squadra con una grande carica agonistica, io la facevo giocare con il 4-3-3, ora invece hanno un atteggiamento molto più coperto: mi sembra adottino un 4-4-1-1.