Montali il Freddo: “Totti mi chiama così”

di Redazione Commenta


Dici Il Freddo e torna in mente Maurizio Abbatino, uno dei componenti della Banda della Magliana così appellato nella rivisitazione cinematografica di Romanzo Criminale. Poi capita di leggere la rassegna stampa della vigilia di Juventus-Roma e scopri che Il Freddo è anche Gian Paolo Montali, così soprannominato da Francesco Totti. Da Tuttosport:

Gli piace ricordare il nomignolo che gli ha affibbiato Francesco Totti: «Mi ha chiamato il tedesco, il freddo», per rimarcare quel che è lui nella Roma di oggi: Gian Paolo Montali è il direttore generale dell’area tecnica (anche se in organigramma compare come coordinatore), ma fondamentalmente e soprattutto cerca di essere il Freddo.

Romanzo Criminale c’entra poco, c’entra di più l’ostinato tentativo di vivere una città di grandissime passioni, che vive di pancia tutto a partire dal calcio e per 24 ore al giorno, usando sempre e comunque il cervello. «Se io perdo la lucidità, perdo competenza: più testa che pancia perché per vincere lo scudetto serve più la testa. E se qui a Roma hanno vinto il disincanto di Liedholm e la durezza di Capello una ragione c’è, non crede?». E con sangue freddo la Roma s’è rimessa in pista: stavano saltando nervi ed equilibri della squadra che per mezzora a maggio era stata campione d’Italia. E invece eccola, la Roma. Ecco la Roma, Montali, ed ecco Juventus-Roma. «Era finito il derby da minuti, ai ragazzi sotto le docce parlavo della Fiorentina, della Juve, di Roma-Udinese: alla fine di questo ciclo sapremo. Ma credo proprio che il nostro campionato sia iniziato, finalmente. Abbiamo capito le cose da sistemare, da Brescia-Roma e i suoi veleni siamo ripartiti».
Dice Allegri: temiamo la Roma.
«Mi fanno piacere le sue parole: abbiamo la struttura di chi può vincere, ma questo campionato è solo di chi se lo prende. Il coraggio di volere la vittoria farà la differenza: l’Inter che fu non c’è, qui possono vincere in tanti. Anche noi. Lo scudetto va a chi avrà il coraggio di rischiare. Mai come quest’anno la lotta è stata così aperta: solo a gennaio sapremo quali sono gli equilibri reali».
La Roma ha aumentato l’organico.
«Competere per vincere in campionato, esserci in Champions: per farlo serviva una rosa più ampia. Ora non perdiamoci nelle piccinerie: la Roma è una grande mondiale, ha una dimensione mondiale e le grandi hanno due uomini forti per ruolo».
Nel momento di crisi Roma s’è parlato di Lippi, di incontri con Leonardo. Un po’ quello che capitò con il pranzo Lippi-Blanc.
«Sono situazioni che creano instabilità. I fattori esterni, a Roma anche di più, condizionano troppo i club. Con la società qui in queste settimane abbiamo blindato il tecnico, chiuso la porta ed evitato di farci troppo condizionare dalle voci, che da ogni radio per ore al giorno e anche in modo molto competente e informato, arrivano. Ripensando a quel che capitò a Torino dopo quel pranzo, dico e confermo: il contesto è importante… ».
Ranieri s’è messo a fare il rugantino in conferenza stampa.
«E’ tifoso e romano vero, ma proprio per questo conosce i difetti dell’ambiente: non a caso è saltato sul cavallo in corsa e l’ha domato subito. Non dimenticate mai che la Roma è stata campione d’Italia per 30’. E che oggi è lì su senza Pizarro, Taddei, Adriano…».
A Roma usano l’ironia per sminuire: ci hanno provato anche con lei.
«No problem: sono arrivato ed eravamo penultimi, insieme a Pradè, Conti e sotto la guida della Sensi con Ranieri abbiamo fatto un ottimo lavoro. La squadra più forte della Capitale e tra le migliori e potenzialmente tra quelle che possono crescere di più al mondo deve fare un salto di qualità».
Dimensione ulracapitolina, internazionale: non è un caso che in fila per la Roma si siano messi arabi, americani, cinesi.
«Non mi meraviglia che ci sia un’asta mondiale: la famiglia Sensi consegnerà una squadra con potenziale di crescita enorme. E’ un affare comprare la Roma e lo è grazie al lavoro dei Sensi in questi anni».
E nella Roma forse straniera che verrà Montali ci sarà ancora?
«Adoro questa città: vivo tra Trigoria e le stradine del Ghetto, sotto il Campidoglio. Ho un contratto fino al 2011 e mi godo la stima dei Sensi. Chi verrà giudicherà tutti noi dirigenti, il sottoscritto, Pradè e Conti, per quanto fatto anche e soprattutto in un momento di passaggio delicato come questo. La questione societaria, in piedi da anni, non è mai stata un alibi per nessuno di noi: infatti rieccola là, la Roma a giocarsi un ruolo per la corsa scudetto. Che vincerà chi avrà il coraggio di capire che non c’è più un padrone in serie A: se passiamo bene a Torino, ci sia­mo nuovamente anche noi».


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>