Lazio-Roma, Ilary Blasi: “Tifosa di mio marito, Francesco Totti”

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 Da Il Messaggero:

Ha sposato il Pupone, e vabbè. Ma Ilary è Ilary. Non la classica moglie del calciatore, un po’ musa e un po’ ancella, ma un personaggio a prescindere, come direbbe Totò. E, soprattutto, una donna romana.
Signora Blasi…
«No, guardi, mi chiami Ilary. Neppure a scuola mi chiamavano Blasi».
Signora Ilary, si metta il termometro sotto l’ascella e di dica quanto è alta la sua febbre da derby.
«Ho trentasei».
Così poco? L’unica in tutta Roma a non avere la fronte bollente e il cuore che palpita?
«Ho la temperatura giusta, una temperatura normale».
Non è che è interista?
«Oddio, questo no. Anche se per lavoro sto sempre a Milano. E comunque, non ho la fronte che scotta e neppure le palpitazioni, perché io non vivo il calcio con l’angoscia che avete voi. Anche se, il derby è speciale».
La romanità che s’appassiona, si divide, litiga e fa follie per la partitissima non le piace?
«La trovo buffa e un po’ assurda. C’è gente che sviene, gente che se non trova un biglietto va in depressione, gente che da due settimane non dorme per la tensione dell’attesa, gente che ha già comprato noccioline e patitine da sgranocchiare davanti al video del derby. Ma nel frattempo non si saranno ammosciate? Però, una cosa la devo dire…».
E cioè?


«Che col passare del tempo, mi rendo sempre più conto dell’importanza di questa partita. Però, fino in fondo, non la capirò mai».
Si vede che non è mai andata in una curva.
«Non ho la mentalità della tifosa. Non ho mai sofferto di ansia da pre-derby. E comunque, mi diverto a vedere questa città in preda a un simpatico delirio».
Col termometro normale o col Bippo, cioè quella specie di pistola per bambini che si mette nelle orecchie e spara i gradi della febbre in numeri digitali, ha provato a misurare la temperatura dell’Urbe?
«Io ho il termometro tradizionale, sono una ragazza all’antica».
E che cosa dice la barretta di mercurio?
«Che Roma ha un febbrone da cavallo. Bisognerebbe spruzzare lungo le strade, nei bar, nei luoghi di lavoro, barili di tachipirina. Ma non basterebbero a portare tutti al mio grado 36».
Lei gira per Roma, come Albertone in un celebre film, dicendo a tutti: «Boniiii, state boniiii…».
«Macchè. Io non dico ”gnente” a nessuno. Osservo, mi diverto. E ogni tanto spargo un po’ di terrore».
In che maniera?
«Mi chiedono: ”Come sta il capitano?”. E io: ”Zoppica!”. Oppure: ”Totti è pronto e motivatissimo?”. E io: ”Macchè, non gli va di giocare” oppure ”Francesco c’ha da fa’, domenica nun po’ veni’ allo stadio”. Poi scoppio a ridere, sennò quelli mi muoiono fra le braccia».
Qualcuno le dice: «Ilary, rimediami ’n bietto», cioè un biglietto?
«Capita».
Ma lei, se non fosse moglie di Totti, i figli in una curva ce li porterebbe?
«Se non fossi moglie di Totti, non c’andrei nemmeno io allo stadio. Preferisco la pallavolo o la ginnastica artistica».
Bob Marley diceva: «Il calcio è una parte di me». Quanta parte è di Ilary?
«Il 50 per cento, ma solo perchè la mia metà – Francesco – fa il calciatore».
Che cosa sceglierebbe fra la Roma che vince lo scudetto e lei che presenta di nuovo Sanremo?
«Quando i giallorossi vinsero nel 2001, io non stavo ancora insieme a Francesco e non vissi quell’evento. Invece, Sanremo l’ho vissuta. Per curiosità, stavolta vorrei vedere lo scudetto della Roma».
Ma voi, in famiglia, la parola scudetto la usate: non lo chiamate Arturo, Giacomino o Maddechè?
«Io non sono affatto superstiziosa. I gatti neri mi portano fortuna, rallento sempre perché mi attraversino la strada quando passo. E comunque, in casa di scudetto non parliamo. Ma non per superstizione, per pudore. Preferiamo parlare dei nostri problemi, dei nostri progetti e dei nostri figli».
Mai un accenno al tricolore neppure da parte di Totti?
«Lui ha paura di pensare allo scudetto, ma ha anche una voglia pazzesca di vincerlo. Si sta ingolosendo, come tutti. Anche perché abbiamo cominciato male, e vincerlo sarebbe un doppio trionfo. Per Francesco addirittura un trionfo al cubo, visti gli acciacchi fisici che ha avuto».
Lei gli massaggia il ginocchio?
«Ma sta scherzando?!».
Che differenza c’è, in fatto di antropologia culturale, fra laziali e romanisti?
«Nessuna. I tifosi sono tutti uguali, autentici e col cuore in mano, dalla serie Zeta alla serie A».
E’ vero che lei era laziale?
«Lo era mio padre. Io me ne sono sempre infischiata del calcio, nella mia vita pre-Totti».
Ma domenica allo stadio ci va?
«Certo. Con alcuni amici e con le mie sorelle. Che sono laziali».
Lei avrà invece la sciarpa giallorossa al collo e un caffè Borghetti in gola?
«Niente sciarpa della Roma e un normale caffè fra le labbra».
Totti sostiene che fate l’amore tre volte a settimana. Lei è della teoria che farlo prima di una partitona sega le gambe del campione o le rinvigorisce?
«Boh. Francesco la notte prima sta in ritiro. Per fare l’amore con lui, dovrei arrampicarmi sulla grondaia di un albergo o scavare un tunnel per entrare a Trigoria. E non sono nè un’acrobata nè una talpa».
Chi è il Totti dello spettacolo?
«Fiorello».
Meglio il mondo dello spettacolo o quello del calcio?
«Sono simili. Belli. Popolari. Pieni di gossip e di scandali. Attraversati da tante rivalità e basati sul gioco di squadra».
Qual è il derby che ricorda meglio?
«Quello del 2002. 5 a 1 per la Roma. Totti fa il quinto gol e fa vedere la t-shirt con su scritto: ”Sei unica”. Era per me, che ero allo stadio perché m’aveva invitato lui. L’indomani, per la prima volta, usciamo noi due da soli, e ci mettiamo insieme».
E avete parlato del derby appena vinto?
«Macché, avevamo cose più importanti di cui occuparci».
Nella Roma di adesso, è più forte Vucinic o Toni?
«Ma perché, hanno lo stesso ruolo? E non mi chieda la formazione della Roma. Mica la so».
Conosce almeno un giocatore della Lazio?
«Lotito, mi pare. Ma gioca?».
Se non segna Totti chi le piacerebbe che segnasse?
«Va bene pure il raccattapalle».
Quando poi, semmai, arriverà lo scudetto, lei farà lo spogliarello come la Ferilli nel 2001?
«No, sarebbe un’invasione di campo. Lo spogliarello, se proprio vogliono, lo facciano le giallorosse doc. Io sono una tiepidona».
Se la Roma lo vince, una camomilla e poi a letto?
«Facciamoglielo vincere, e poi glielo dirò».


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