Conti: “Mondiale? De Rossi e Di Natale le chiavi”

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Dal Messaggero:

Lui c’era, ventotto anni fa, quando in Spagna la Nazionale italiana di Enzo Bearzot si trovava, più o meno, nella stessa situazione in cui si trova oggi quella di Marcello Lippi, qui in Sud Africa. Zero vittorie dopo le prime due partite, due pareggi contro Polonia e Perù; tensioni e polemiche; rischio concreto di tornare subito a casa, alla vigilia dello scontro con il Camerun. Bruno Conti ricorda tutto alla perfezione. «Non riuscivamo a vincere, due pareggi deludenti, c’erano polemiche di ogni tipo, la critica ci dava contro e, non a caso, decidemmo di metterci in silenzio stampa. Giocavamo non male, ma malissimo. Un’Italia inguardabile…», le parole del dittì della Roma.
E, come sta accadendo adesso, grandi rimpianti per gli assenti.
«Esatto. Non si faceva altro che rinfacciare a Bearzot di aver lasciato a casa Pruzzo, che aveva appena vinto il titolo di capocannoniere, per portare Selvaggi. Mi sembra che la storia si stia ripetendo con Cassano e Balotelli, no? Ma io rispetto, e condivido, fino in fondo le scelte di Lippi».
Cosa accadde nel 1982 prima e dopo il Camerun?
«Il gruppo, proprio facendo leva sulle critiche, si compattò. Pareggiammo anche la partita contro il Camerun, ma con quel punto superammo il turno come migliore seconda.
Essendo stato calciatore, immagino che oggi nel ritiro dell’Italia i propositi della squadra di Lippi siano gli stessi: smentire tutto e tutti, e andare avanti». Poi, il “miracolo”..
. «Ma il motivo della nostra trasformazione è semplice: cominciammo a giocare contro squadroni tipo Argentina e Brasile e ci trovammo meglio… Sembra incredibile, eppure la verità è questa. Questione di concentrazione, di qualità complessiva del gioco».
Vuol dire che è più complicato giocare contro la Nuova Zelanda che contro il Brasile di Kakà?
«Esatto. Io sono convinto che, una volta arrivata agli ottavi, si vedrà tutta un’altra Italia. Un’Italia più bella. Giocare contro squadre deboli, che si chiudono con undici uomini davanti alla difesa, è complicatissimo. Il rischio di fare pessime figure, in quei casi, è altissimo».
L’Italia attuale, però, non ha grandi individualità
… «No, non sono d’accordo. I giocatori bravi ci sono. Come De Rossi, che è diventato il punto di riferimento della squadra. Nelle prime due partite è mancata più la prestazione complessiva che quella dei singoli, anche se ci sono state delle eccezioni».
Lippi va cercando un nuovo Paolo Rossi: lei su chi punterebbe?
«Io credo che Di Natale abbia tutte le caratteristiche per cambiare il volto all’Italia: sa far gol, sa mettere la palla gol, ha inventiva, fantasia. Totò potrebbe risolvere un sacco di problemi a Lippi».
Due partite, zero vittorie: più deluso o più sorpreso? «Deluso, sì. Perché nessuno si deve più sorprendere di nulla. Nel senso che il calcio attuale è molto diverso da quello di una volta: i valori si sono livellati, non esistono più le squadre che ogni partita beccano un mare di gol, la tattica la conoscono tutti. Detto tutto questo, però, il pareggio contro la Nuova Zelanda non me l’aspettavo…».


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