Rudi Garcia: “Giocare per conquistare la fiducia dei nostri tifosi. Totti grande campione, esempio per il calcio.”

di Renato Guzzo Commenta


fonte: rai.tv

È entrato subito nei cuori dei tifosi giallorossi ed ha mostrato a tutti di che pasta è fatto. Il tecnico francese ha rilasciato una lunga intervista, parlando dell’avvio di campionato e dell’impatto con l’ambiente romano.

Complimenti per l’italiano. Questo la dice lunga sulla sua determinazione.
«Penso che per il rispetto dei tifosi, quando si arriva in un paese, sia importante imparare velocemente la lingua».

Si parla molto di lei. Le fanno piacere i complimenti?
«Anche troppo. Spero che sarà lo stesso alla fine della stagione. Sarà molto più importante».

Come si gestisce l’euforia?
«Tranquillamente, per fortuna ho una rosa con ragazzi intelligenti. Sanno che c’è tanto da fare”.

Francese con origini spagnole. È legato alle sue origini?
«Sì, sono latino, per questo tutto va bene in Italia».

Rudi, come un grande campione di ciclismo. Le piace andare in bicicletta?
«Così così, preferisco giocare al calcio».

Che allenatore è? Come si definisce?
«È difficile parlare della mia persona, meglio chiederlo agli altri. Io guardo sempre in avanti, è la cosa più importante. Quello che più mi piace è vedere la gioia dei miei giocatori quando facciamo un gol».

Un allenatore a 360°.
«Penso che i dettagli siano molto importanti, possono cambiare un risultato o anche una stagione intera. Non sono capace di vedere il futuro, come nessuno, però di intervenire sì».

In Francia l’hanno definita come Mourinho, in Italia come Capello. Che effetto le fa?
«Anche qui in Italia ci sono tanti grandi allenatori. Io ho il mio metodo di lavoro ma la cosa più importante sono i giocatori. Quello che voglio è che stiano completamente nel progetto di gioco, così si fanno le cose: collettivamente. La parola collettivo è importante per me, il gruppo sopra a tutto».

Arrivato ha detto: «Non temo niente».
«L’ambiente era molto negativo intorno alla squadra. Ho sentito anche insulti ma questo non è il calcio: il calcio è andare a vedere la partita con la famiglia, i bambini. Essere tifosi è una bella cosa, ma sempre nel rispetto delle persone».

Ha trovato un ambiente ostile in Italia dal punto di vista delle polemiche?
«Capisco che alla fine della stagione fosse normale aver trovato i tifosi demoralizzati. Ma ora è una nuova stagione, con un nuovo allenatore e abbiamo bisogno dei nostri tifosi. Giocheremo per la felicità loro e per conquistare la loro fiducia: è importante per i giocatori.》

Qual è stata la medicina?
«Far capire ai giocatori che la fiducia è una cosa importante e che lavoreremo molto per migliorare in campo. Se siamo tutti insieme con lo spirito collettivo, possiamo fare grandi cose. È solo un buon inizio».

Ha imposto delle regole?
«Sì, è come a casa, in famiglia. Ci sono regole in gruppo e, adesso, poco a poco, mi sembra che questa rosa, anche con la società, sia più una famiglia che un club».

Chi ritarda paga la multa.
«Sì è normale ma i giocatori lo sanno».

Si occupa dell’alimentazione?
«No, abbiamo dei professionisti. Io ho un lavoro solo, siamo una squadra anche fuori dal campo». 

È vero che ha sconsigliato il caffè?
«No, è una cosa piccola, non importante».

Cosa ha capito di Roma e della Roma.
«La città la conoscevo perché sono venuto tre anni fa: è una delle più belle del mondo però adesso, quello che capisco, è che la gente mangia e vive di calcio. C’è una passione importante e, forse, a volte, è un po’ eccessiva, a volte un po’ troppo negativa».

Totti al centro del suo progetto. Ci parla del suo rapporto con lui?
«È normale e facile. Tutti lo conoscono nel calcio, è un fuoriclasse, uno dei più grandi giocatori che il calcio abbia avuto. Ho trovato un uomo molto umile, con spirito creativo, pensa agli altri ed è un esempio per il calcio. È una persona molto importante, non solo per la Roma ma per tutto il calcio».

Cosa l’ha stupita della Roma?
«Niente in particolare, sapevo che l’ambiente fosse molto negativo: non mi piace quando uno critica un calciatore della mia squadra ma non cambia niente nello spogliatoio. Se io ho una cosa da dire lo faccio, è come una famiglia. In francese si dice “I panni sporchi si lavano in famiglia”».

Come si prepara una partita più importante delle altre?
«La cosa più importante è che ogni giocatore si senta guardato dal proprio allenatore. Parlo con tutti, per me sono tutti uguali perché abbiamo bisogno di tutti. Uno che sta in panchina oggi sarà titolare domani, faremo una grande stagione solo se saremo tutti insieme».

Guardiola e Nadal sono due esempi?
«Sì, ci sono sempre esempi. Le interviste, le biografie hanno sempre qualcosa da prendere. Nadal è un esempio per tutti, così come Guardiola».

Inter-Roma: che cosa pensa della sfida di sabato? 
«È sempre difficile vincere una gara di campionato. È così contro tutti ma mi piace giocare contro l’Inter perché io faccio questo mestiere per vivere queste grandi partite, così come i giocatori. Se avremo la possibilità di giocare gare di questo livello sarà una cosa bella. Siamo motivati e spero che sia una grande partita».

Questione Roma-Napoli: cosa ne pensa?
«Vedremo. Non decido io, ho solo detto che giocare tre partite fuori casa di fila mi sembra essere una cosa non normale. Anche non giocarla o farlo a dicembre non è possibile: cambia tutto. Vedremo quello che succederà”.

Se l’aspettava così il campionato italiano?
«È un calcio molto tattico con giocatori intelligenti sul campo, me l’aspettavo così».

Sugli arbitri?
«Tutto bene».

Vive a Casal Palocco, è sposato e ha tre figlie femmine. Riesce a tenere a bada i fotografi?
«Io non parlo di queste cosa. Tutte le cose sono semplici, parlo del mio mestiere, non della mia vita privata”.


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