Un Roma – Lecce per cambiare il volto al campionato

di Redazione Commenta


 Con questo Roma – Lecce inizia il “Gran Premio della montagna” direbbero gli appassionati di ciclismo, visti i prossimi impegni della squadra giallorossa. Per ora pensiamo a portare a casa questi tre punti. Dal Tempo:

Secondo atto del trittico di campionato imposto dagli appuntamenti di Champions. Lo aveva inaugurato l’Inter con la trasferta di Marassi, dove l’attendeva l’altalenante Genoa di Gasperini, porta a casa tre punti con un gol di Muntari e paperone di Eduardo, ma perde Cambiasso e Julio Cesar. Pomeriggio di fuoco per una Roma che non soltanto deve affrontare problemi tecnici non irrilevanti, ma che rischia qualcosa per la sgradevole, ma non inusuale, vicenda degli stipendi non pagati, una sorta di «silenzio cassa», dopo quello stampa.

Interrotto ieri a sorpresa da Claudio Ranieri, senza che agli interlocutori venissero spiegati i motivi di questo ripensamento, a meno che il tecnico non sia stato incluso nel ricorrente turnover nella comunicazione, a livello di ranghi dirigenziali. Non si attendevano rivelazioni clamorose, quindi nessuna attesa delusa, se non la conferma dell’attuale imprescindibilità dal modulo più caro, per ragione o per forza, all’Imperatore Claudio. Al quale, dopo l’arrivo di un omologo come Adriano, l’appellativo non deve riuscire particolarmente gradito.

Dunque Vucinic a sinistra, Totti e Borriello centrali, il coltellino svizzero Perrotta stavolta esterno di destra, De Rossi e Brighi centrali, Simplicio (arrivato come sostituto di Pizarro) e Menez non pervenuti. L’arrivo del Lecce suscita qualche brivido nei tifosi meno giovani, anche se non ci sono più Barbas e Pasculli a rievocare incubi. L’elenco dei rispettivi organici indurrebbe a orientare il pronostico in termini perentori, se il nostro campionato non invitasse alla cautela: una cosa sono le figurine, un’altra le capacità atletiche.

Per una formazione partita, come la Roma, con mire ambiziose, un acuirsi dell’ansia potrebbe avere effetti perniciosi, chiaro che la vittoria è indispensabile, anche per affrontare con meno precario stato d’animo l’impegno europeo. Grande fascino imposto dalla tradizione alla sfida del Meazza tra Milan e Juventus. Andrea Agnelli, estimatore di Moggi, ha riproposto atteggiamenti e dialettica simili a quelli, mai rimpianti, di un Giraudo, dalla richiesta di restituzione di scudetti all’arrogante difesa di Krasic, che aveva barato. Grande nostalgia per l’eleganza dell’Avvocato. La partita avrebbe meritato premesse meno velenose e meno censurabili. 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>