Ciciretti: la scoperta di Stramaccioni

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 Dal Romanista:

Quando, nell’ultima giornata della regular season 2008-09, Stramaccioni fece esordire sotto età Amato Ciciretti piazzandolo davanti alla difesa, molti storsero il naso: era un numero 10 classico, di quelli che segnavano e lanciavano i compagni, e come tutti i numeri 10 la rincorsa dell’avversario non era roba per lui. Il 10 in difesa Pochi mesi dopo, lo scorso settembre, la covata successiva degli Allievi concluse il precampionato con il Memorial Miguel Vitulano, ex bandiera del Livorno, con finale all’Armando Picchi: un cronista locale disse in cronaca che la Roma giocava con il numero dieci in difesa, senza accorgersi che era il centrocampista più arretrato, andato a coprire la fuga sulla fascia del terzino, con conseguente decentramento del centrale. Diluvio di applausi La squadra di Stramaccioni perse quella finale (2-0 proprio con la Juventus, l’avversaria che oggi le contenderà lo scudetto, alle 17 a Montepulciano, diretta Rai Sport 2) ma trovò un grande regista, robusto, mobile, ma con il mancino geniale di quando spaccava in due le difese. Tanto che Ciciretti resta per distacco il capocannoniere della squadra, 18 centri contro i 14 di Caprari, un gol a partita nelle tre gare delle Final Eight, da applausi l’ultimo, martedì con il Siena: punizione molto decentrata sul versante sinistro, Caprari (destro) guarda la porta, lui la bandierina del calcio d’angolo, come se dovesse solo toccare, e in effetti tocca, ma il compagno invece di tirare gli ferma il pallone, e il sinistro dell’ex trequartista, senza rincorsa e senza guardare, finisce all’incrocio sul primo palo. Pochi minuti dopo, appena prima di uscire, lancerà a occhi chiusi, senza accorgersi che il compagno non era partito, alzando le braccia per scusarsi dell’errore: un diluvio di applausi, ancora più che per il gol.


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