Roma, tutto l’amore dei Sensi: Rosella nel nome di Franco

 Da La Repubblica:

Hanno difficoltà in parlamento, le donne, figuriamoci allo stadio. Raccomandata, incapace, inadeguata, stupida. Glielo hanno urlato dietro tutto intero, il campionario classico del maschilismo più retrivo. Ma adesso che Rosella è in testa alla classifica, da sola, prima donna nella storia del pallone, con la sua Roma mai così amata e ammirata, a villa Pacelli — quartier generale storico della famiglia Sensi — si sente solo l’eco ipocrita degli applausi. Un rumore di fondo sparato ad altissimo volume che sovrasta il «Roma Roma Roma» di Antonello Venditti e che allontana e scolora i ricordi di quell’epoca recente in cui tutti i giornali, radio e tifosi facevano i conti in tasca a quello che restava dell’impero costruito da Franco Sensi, macerie fumanti di hotel e piattaforme petrolifere circondate da sciacalli, avvoltoi, compratori vari e banche. «Rosella bla bla bla», «Rosella vattene», ripetevano gli striscioni della curva Sud nemmeno sei mesi fa.

I primi 50 anni di Rudi Voeller: “Totti super, Messi il migiore”

 Da La Gazzetta dello Sport:

Rudi de noantri compie oggi 50 anni. «Avessi potuto, sarei scomparso per due giorni. Mi sta cercando mezzo mondo. Il Bayer Leverkusen voleva organizzare una grande festa. Ho detto “grazie, facciamola per i 60 anni”. Da domani, comunque, tutto finito». La voce di Rudi Voeller, 142 partite e 45 gol con la maglia della Roma dal 1987 al 1992, è allegra. È il direttore tecnico e l’uomo immagine del Bayer Leverkusen. Oggi andrà a lavorare, come sempre. In serata, festicciola per pochi intimi, organizzata dalla moglie Sabrina: i figli Marco (“è alto due metri e gioca a basket in serie B nel Leverkusen”), Laura, Greta, Kevin e Brian, gli ex compagni di Nazionale Matthaeus e Brehme, una coppia di amici romani.
Rudi, che effetto fanno i 50 anni
? «È una tappa importante della vita. Sono uno della generazione 1960: io, Brehme, Littbarski e Diego Armando Maradona. Una bella annata».
Il bilancio dei suoi 50 anni?
«Ho avuto la fortuna di trovare a Roma la donna della mia vita. L’ho portata via ai romani. Per Sabrina non è stato facile adattarsi alla vita di Leverkusen e la capisco: Roma è la città più bella del mondo.

Roma – Vucinic, un fuoco giallorosso a spegnere il biancazzurro che c’è

 SEMBRA TIMIDO. Messo lì a margine di una penisola – quella balcanica – a cui, fosse un uomo in carne e ossa, mancherebbe carattere. Soggiacere coi gomiti poggiati sulla finestra slava che si affaccia all’Adriatico e specchiarsi nell’immensità delle acque cristalline di un mare preso d’assalto dai turisti. Sembra impaurito. Il Montenegro. Il mare no: quello è protagonista. Blu, a tratti verde e in certi momenti, col sole che s’adagia quieto, l’azzurro intenso diventa rossiccio. Guardando uno di quei tramonti, al rientro dopo gli allenamenti con il suo Sutjeska, Mirko Vucinic deve averlo immortalato, quell’attimo. Un giorno. Poi l’altro. Poi l’altro ancora. Il momento in cui il giallorosso di una giornata che apre varchi alla notte divora il biancazzurro marino visibile nelle ore di luce intensa. Un giorno. Poi l’altro. Poi l’altro ancora. Rimanere proiettato in quel presente adolescente e sognare il futuro dietro l’orizzonte.
IL DESTINO. Chissà se a starci attenti, ai segnali del destino e alle incursioni casuali della sorte, un uomo a caso potrebbe mai capire – per davvero, voglio dire – il percorso che verrà: se alcuni fotogrammi siano preveggenze. Se piccole visioni siano stimoli. Sollecitazioni. Perchè fosse così, con le snickers tra le mani per far respirare il piede e il lento procrastinare del tempo, Mirko Vucinic avrebbe potuto anche intuirlo che qualche anno dopo, un paio di misere scarpe da ginnastica sarebbero diventate Nike Vapor Superfly II. Le sue.
SEMBRA TIMIDO. In quel perbenismo figlio di tante cose viste dagli occhi, udite dalle orecchie. Fosse un ospite, dà la sensazione che avrebbe paura perfino di suonare il citofono per giungere a un appuntamento concordato. Quieto, efficace, concreto e mai superfluo. Sembra timido per quella correttezza che gli si riconosce e che stona – francamente – con l’istintività di parecchi colleghi. Compagni. Gentile nel toccare la palla. Pacifico con gli avversari. Sembra impaurito. Mirko Vucinic.

Derby Lazio-Roma, Rosella Sensi: “Io all’Olimpico? Troppo scaramantica”

 Da Il Corriere dello Sport:

Gli ultimi minuti sembravano interminabili. La sofferenza e la tensione le segnavano il volto. L’orologio, una sigaretta. L’urlo liberatorio dei tifosi alla fine. Rosella Sensi è il presidente della Roma prima in classifica. L’ultima volta che la squadra era salita così in alto c’era ancora il suo papà al timone. Oggi ha una grande responsabilità, quella di guidare la squadra capolista, a cinque giornate dalla fine, dopo mesi (anni?) di critiche, accuse, offese anche gravi. Ha sempre accettato tutto, scegliendo ostinatamente il silenzio, anche quando sarebbe stato meglio uscire allo scoperto. La Roma prima in classifica è la sua Roma:

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