Toni-Roma, un congedo che profuma di addio

di Redazione Commenta



Stadio Olimpico, minuto 13 del secondo tempo di Roma-Cagliari. Un uomo che applaude verso la folla, la folla che risponde. L’uomo è Luca Toni, la folla è il popolo giallorosso. Déjà vu: cinque mesi fa, in uno stadio Flaminio decorato da colori inconsueti. Stesso fotogramma, ma oggi, cinque mesi dopo, Toni era girato di schiena. Ancora una partita troncata, ancora una prestazione così così, passata a pestarsi i piedi con un compagno di avventure e amico ingombrante. La gara giocata oggi potrebbe essere il passo di addio di Toni al palconscenico dell’Olimpico.

Pochi mesi, caratterizzati da emozioni forti e contrastanti: curiosità mista a diffidenza agli inizi, quando la Roma ancora non faceva battere forte i cuori giallorossi, afflitti da spettri appartenenti ad un passato lontano e poco gratificati da speranze più somiglianti a chimere che a sogni. Poi, la gioia delle prime sfide di giallorosso vestito, l’infortunio, e ancora l’ascesa, apparentemente irresistibile, verso una conferma di una storia d’amore già importante, già indimenticabile, già eterna. Fuoco fatuo: rapida, come un fulmine che rincorre la luce, la discesa verso l’oblio. Dai 12.000 del Flaminio al crack in terra sabauda; dal ritrovato gol, contro Livorno, Udinese e soprattutto Inter, alla nuova eclissi: due volte nella polvere, due volte sull’altare. Una storia breve, ma intensa; importante, ma probabilmente senza lieto fine. Poesia sul campo durata pochi mesi; meno nobili i motivi del possibile addio. Che parlano di riscatto (abbastanza) oneroso, di contratti pluriennali e plurimilionari, di casse non vuote, ma neanche pienissime, e di ammortamenti. La ragione (economica) non conosce le ragioni del cuore.


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